giovedì 22 settembre 2022

RATATOUILLE: IL TOPO CHE VOLLE FARSI CHEF

Con Ratatouille la Pixar di John Lasseter continua a non sbagliare un colpo, realizzando l’ennesimo gioiello d’animazione dell’ormai lunga serie, gioiello stavolta sceneggiato e diretto con la consueta fantasia da Brad Bird, già premio Oscar per Gli Incredibili. Il protagonista della storia, ambientata negli anni Sessanta, è Remy, un irresistibile topolino d’Oltralpe destinato a conquistare i cuori di adulti e bambini, anche in virtù di un desiderio che fa letteralmente a cozzi con la sua condizione di ratto di campagna: avverare il suo sogno impossibile di diventare il cuoco di grido di un rinomato ristorante parigino. Remy d’altra parte è stato segnato fin dalla nascita da uno straordinario olfatto che, associato ad un naturale talento culinario, l’ha indotto a rifuggire la vita a base di immondizia e rifiuti che si prospettava per lui. Così, quando la colonia di ratti cui appartiene Remy è costretta ad una rovinosa fuga, il nostro eroe perde la sua famiglia e finisce in modo avventuroso in un condotto fognario che lo condurrà a Parigi, a due passi dal celebre ristorante del nume tutelare di Remy, il cuoco Auguste Gusteau, il cui motto (“Chiunque può cucinare”) ha promosso la crescita gastronomica del nostro topo. Ma ben presto il buon Remy si rende conto che il suo aspetto è il più inadatto che si possa immaginare per la cucina di un ristorante a cinque stelle, trovandosi continuamente bersagliato da corpi contundenti vari: trova però un inaspettato alleato in Alfredo Linguini, timido e scarsamente dotato sguattero di cucina, peraltro in odor di licenziamento. È l’inizio di uno strano sodalizio che, associando l’indole creativa di Remy al buffo corpo del ragazzo, porterà i due a vivere un’incredibile avventura a base di amicizia e cucina di classe: e infine il successo arriderà a sorpresa al topo che volle farsi chef, che riuscirà addirittura a restituire al ristorante del fu Gusteau la stella perduta a causa della stroncatura del temibile critico gastronomico Anton Ego il quale, grazie ad un superbo piatto povero (la ratatouille, ovviamente) preparato del talentuoso piccolo chef, vivrà un’epifania proustiana in piena regola e sarà costretto a scrivere un articolo celebrativo sul nostro eroe. Ratatouille si presenta quindi come il solito cartoon di gran classe cui la Pixar ci ha abituato dai tempi di Toy Story: un vero trionfo di buoni sentimenti, perfezione tecnica, comicità intelligente e dirompente, servito a gran ritmo comme d’habitude. Degne di segnalazione le strepitose sequenze a prospettiva di topo che contrappuntano la storia, ricca di sogni e d'amore come l'ambientazione parigina suggerisce in modo naturale. Senza dubbio è un cartoon, ma al tempo stesso anche un film memorabile che assortisce una splendida storia di formazione su come realizzarsi nella vita nonostante le difficoltà di partenza, un bel rapporto d'amicizia sul superamento della diversità (peraltro tra un uomo e un topo) e ovviamente una fantastica escursione nella cucina francese. Ratatouille ha vinto nel 2008 il premio Oscar e il Golden Globe, entrambi nella categoria del miglior film d'animazione. Insomma, un gustoso film d'animazione che piacerà ai bambini ed intrigherà gli adulti, ai quali si consiglia la visione dopo una cena abbondante ed il più possibile raffinata…

Ratatouille, regia di Brad Bird e Jan Pinzava; animazione; U.S.A.; 2007; C.; dur. 1h e 47’

sabato 18 giugno 2022

READY PLAYER ONE, IL VIDEOGAME DISTOPICO IN FILM

Tutto cominciò nel 2010, quando Ernest Cline pubblicò Ready Player One, un romanzo distopico per ragazzi di quelli che lasciano davvero il segno e che ben presto divenne un grande successo internazionale: la Warner ne acquistò i diritti l’anno stesso ma la regia fu affidata a Steven Spielberg solo nel 2015 e il film uscì nelle sale di tutto il mondo tre anni dopo. Il motivo di una così lunga gestazione è dovuto alla necessità di ottenere i diritti per i molteplici riferimenti culturali e di costume degli anni Settanta, Ottanta e Novanta disseminati nella storia, la cui acquisizione è stata sicuramente facilitata dalla presenza di Spielberg, che ha cercato di limitare al minimo i riferimenti alla sua carriera per non essere accusato di autocelebrazione, fatto sta che questa situazione ha reso il film in certi punti molto diverso dalla fonte letteraria, anche se la presenza di Cline tra gli sceneggiatori sicuramente ha assicurato un adattamento sostanzialmente coerente rispetto al libro. Ma veniamo senza meno alla storia, che prende avvio nell’inquietante e sovrappopolato futuro del 2045, in un mondo in cui l’umanità cerca di sopravvivere nelle baraccopoli che punteggiano in pianeta e dove la maggior parte della popolazione vive in fatiscenti roulottes accatastate in strutture metalliche. È in una zona suburbana della più grande megalopoli del mondo (Columbus, Ohio), che il diciottenne Wade Watts sopravvive con la zia e il di lei compagno, che lo tollerano a malapena. Il giovane protagonista passa gran parte del suo tempo in un mondo virtuale chiamato OASIS, a cui praticamente tutta l’umanità è costantemente connessa per intrattenimento o per lavoro: a questa elaborata simulazione videoludica si accede con uno speciale visore ottico, una tuta sensoriale e un tappeto multidirezionale, una preziosa attrezzatura che Wade ha riciclato creandosi una “stanza” in un cimitero di furgoni ammassati in mezzo al nulla. Su OASIS ogni essere umano può diventare chiunque, guadagnando monete, gadgets, abilità (che si possono perdere come nei videogames). La simulazione virtuale di OASIS in cui l’umanità si è rinchiusa per evadere dal desolante presente è stata creata da James Halliday che, una volta defunto, nei panni del suo avatar Anorak l'Onnisciente ha dato notizia di un concorso concepito per lasciare in eredità la sua creazione di incalcolabile valore, poi ha svelato la prima indicazione per trovare la prima delle tre chiavi per arrivare all’easter egg che assicurerà al fortunato vincitore il controllo totale di OASIS. Peccato che siano passati cinque anni da allora senza che nessuno abbia messo le mani sulla prima chiave: ancora il tabellone segnapunti è desolatamente vuoto, anche perché la prima sfida, un’allucinante corsa automobilistica a Manhattan) è apparentemente impossibile da superare. E molti sono diventati cercatori fissi, anche se le categorie principali impegnate nella disfida sono due: i cosiddetti “gunters” (contrazione di egg’s hunters), umani alternativi che lavorano individualmente o in clan da una parte, mentre dall’altra ci sono i Sixers, i dipendenti della multinazionale IOI, che vogliono acquisire il controllo di OASIS per ottenere soldi a palate con la pubblicità. Wade su OASIS ha un avatar noto come Parzival, come il cavaliere che trovò il Sacro Graal: non ha grandi mezzi ma è intraprendente ed è un grande conoscitore della vita di James Halliday, oltre che un grande appassionato degli anni Ottanta. Presto la sua strada si incrocerà con quella di Art3mis, un’influencer di tendenza su OASIS, che farà gruppo con lui e con i suoi tre amici Each, Sho e Daito, che insieme cercheranno di fare la cosa giusta trovando l’egg e lasciando OASIS a disposizione del popolo. Ci riusciranno? Non è necessario aggiungere altre anticipazioni per gustare appieno la storia, che narra dell’eterno conflitto tra bene e male, di una lotta impari tra rampanti disposti a tutto e puri di cuore dal retrogusto nerd, il tutto in un’alternanza continua tra l’orribile scenario del mondo futuro e il sorprendente immaginario del mondo virtuale, che assortisce una sarabanda di riferimenti cinematografici intrecciati in sequenza in modo intrigante ed irresistibile, una vera goduria per i cinefili, un divertimento per adolescenti e dintorni, una malinconica miniera per i fanatici degli anni Ottanta. Ready Player One funziona da questo punto di vista esattamente come il libro di Ernest Cline (che d’altra parte è stato uno degli sceneggiatori del film stesso): sembra una caccia al tesoro in un gioco di ruolo immerso in una simulazione virtuale letteralmente affogata da richiami alla cultura pop. Per dare un’idea, nel dinamico assalto dei gunters alla fortezza del pianeta Doom presidiata dalla IOI, compaiono a stretto giro di posta Mechagodzilla, il gigante di ferro e Gundam, nella corsa iniziale Parzival partecipa con la sua Delorean di Ritorno al futuro, nella ricerca della seconda chiave Art3mis e Parzival finiscono in una sorta di gioco virtuale ispirato a Shining di Stanley Kubrick, e la lista potrebbe continuare per un bel po’… Insomma, il consiglio è di scoprire l’inquietante futuro distopico di Ready Player One seguendo i primi passi di Wade sulle note di Jump dei Van Halen, ovviamente uno dei classici per definizione degli anni Ottanta…

Ready Player One, regia di Steven Spielberg, con Tye Sheridan, Olivia Cooke, Ben Mendelsohn, T. J. Miller, Simon Pegg, Mark Rylance, Lena Waithe, Philip Zhao, Win Morisaki, Hannah John-Kamen; fantascienza/avventura; U.S.A.; 2018; C.; dur. 2h e 20’

mercoledì 8 giugno 2022

L’ULISSE DI MARIO CAMERINI, UN KOLOSSAL

La traslazione cinematografica che Mario Camerini realizzò dell’Odissea di Omero nel lontano 1954 è un vero e proprio kolossal che all’epoca si avvalse di un cast internazionale di grande richiamo con nomi del calibro di Kirk Douglas (uno degli attori americani di maggior successo di sempre), Anthony Quinn e Silvana Mangano. Si tratta di una rilettura semplificata del secondo poema omerico, con un plot che cerca di ricucire in modo essenziale le principali avventure vissute dal re di Itaca nel suo complesso e decennale girovagare per le coste del Mediterraneo nel tentativo di ritornare a casa dopo aver risolto la guerra di Troia con il celebre stratagemma del cavallo di legno in cui si erano nascosti alcuni dei più coraggiosi guerrieri greci. Il plot prende avvio con il naufragio del protagonista sulle coste dell’isola dei Feaci: Ulisse si risveglia senza memoria ed è accolto da Nausicaa, la bella figlia del re Alcinoo, che ben presto si innamora di lui. Intanto ad Itaca la sposa di Ulisse, Penelope, continua ad aspettare il ritorno del marito e cerca di prender tempo riguardo alle pretese dei Proci, che si sono insediati nella sua reggia, dove ormai spadroneggiano: in considerazione della prolungata assenza di Ulisse, i Proci (e soprattutto Antinoo, re di Cefalonia) chiedono a Penelope di scegliere tra loro uno sposo. In questi tristi frangenti, il giovane Telemaco, il figlio di Ulisse, è impotente di fronte ai prepotenti usurpatori che hanno occupato la sua casa. Nel frattempo nell’isola dei Feaci il protagonista scopre di essere molto versato nella lotta e presto riaffiorano alla sua mente i ricordi delle sue straordinarie avventure, compreso l’inizio delle sue sventure, quando, durante una tremenda tempesta, ordina ai suoi uomini di gettare a mare la statura di Nettuno offendendo la divinità. Quando torna il sereno Ulisse e il suo equipaggio approdano in un’isola sconosciuta e finiscono nella grotta del gigantesco Polifemo, un ciclope figlio di Nettuno che alleva pecore e imprigiona i suoi ospiti inaspettati, iniziando a divorarli brutalmente: Ulisse escogiterà un sagace piano per far ubriacare il ciclope e quindi accecare il suo unico occhio servendosi di un palo rovente acuminato per poi fuggire a bordo della nave evitando i massi scagliati alla cieca dal gigante. Successivamente la nave di Ulisse deve superare le temibili sirene che col loro canto melodioso fanno morire i naviganti impreparati: il re greco protegge il suo equipaggio ponendo cera nelle orecchie dei marinai e facendosi legare saldamente all’albero maestro per provare sulla propria pelle il canto misterioso. In seguito Ulisse approda sull’isola della maga Circe, una dea che lo seduce assumendo le sembianze della moglie Penelope e quindi trasforma in porci i suoi compagni: incantato da Circe, Ulisse ozia per mesi finché i suoi uomini riprendono il mare e muoiono tutti in una tempesta scagliata contro di loro da Nettuno. Dopo questa tragedia, Ulisse è deciso a ripartire ma la maga gli promette l’immortalità e, quindi l’eroe rifiuta, gli mostra le anime dei suoi defunti compagni d’arme Agamennone, Aiace e Achille, che lo dissuadono da andarsene, ma arriva inaspettata anche l’anima della madre Eraclea che esorta il figlio a riunirsi con Penelope e Telemaco. Partito alla volta di Itaca, Ulisse naufraga all’isola dei Feaci interrompendo la lunga sequenza di flashback e rivela la sua identità ad Alcinoo, chiedendogli una nave per fare ritorno a casa. Approdato ad Itaca, arriva alla reggia travestito da mendicante e riesce a parlare con la sposa, accertandosi della sua fedeltà e suggerendole di proporre ai pressanti Proci una proibitiva prova per conquistare la mano della regina: tendere il leggendario arco di Ulisse in occasione dei giochi di Apollo. Poco dopo l’eroe sotto mentite spoglie viene riconosciuto dal vecchio cane Argo e quindi dal figlio Telemaco con cui si accorda per passare all’azione l’indomani, quando otterrà di partecipare alla gara con l’arco e poi si vendicherà trucidando tutti i rivali. Sembra impossibile ma la storia regge fino alla fine e riesce a passare in rassegna tutte le epiche avventure narrate da Omero, che viene omaggiato anche nei titoli di coda dopo l’immancabile happy ending. Si tratta ovviamente di una pellicola degli anni Cinquanta e quindi gli effetti speciali sono artigianali e realizzati puntando più che altro sulle ombre e sul trucco, ma questo kolossal avventuroso si fa apprezzare anche ai giorni nostri e presenta un’accattivante versione popolare dell’Odissea omerica. All’uscita in Italia l’Ulisse di Mario Camerini ottenne il principale incasso della stagione cinematografica e figura all’ottavo posto complessivo tra i film con maggiori spettatori nel nostro paese. Tutte le scene in esterni furono girate nei luoghi del viaggio di Ulisse, tranne quelle dell’approdo all’isola dei Feaci e alla terra di Polifemo, che Camerini girò in provincia di Grosseto, rispettivamente a Porto Ercole e Talamone. Assolutamente da scoprire o rivedere.

Ulisse, regia di Mario Camerini, con Kirk Douglas, Silvana Mangano, Anthony Quinn, Rossana Podestà, Jacques Dumesnil, Daniel Ivernel, Franco Interlenghi, Umberto Silvestri; Italia; avventura/fantastico; 1954; C.; dur. 1h e 41’

giovedì 12 maggio 2022

AVATAR, UN KOLOSSAL FANTASCIENTIFICO E AMBIENTALISTA

Passarono ben undici anni tra la regia di Titanic, la pellicola detentrice del record d’incassi della storia del cinema, nonché premiata con ben undici Oscar nel 1998, e l'uscita nei cinema di Avatar, con cui il regista James Cameron ha letteralmente frantumato il suo precedente primato, che ha resistito fino all'uscita del marveliano Endgame. Nel 2009 Avatar esordì in sala come la produzione più costosa di tutti i tempi, un kolossal fantascientifico da oltre duecento milioni di budget, girato per mezzo di un’avveniristica tecnica digitale in 3D. L’incredibile ritardo accumulato nei tempi di lavorazione è stato causato proprio dal fatto che all’epoca della stesura del soggetto ancora non esisteva una tecnologia con cui il regista sarebbe riuscito a tradurre in immagini quello che aveva in mente, perché stando alle sue dichiarazioni in merito con Avatar l’autore di Terminator intendeva davvero puntare in alto: addirittura replicare l’estatica sensazione di meraviglia che la sua generazione aveva provato prima con 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick e poi successivamente con Guerre Stellari di George Lucas. La storia al centro di Avatar è ambientata nel XXII secolo e vede come protagonista il giovane Jake Sully, un marine che in battaglia ha perso l’uso delle gambe ma che non è affatto intenzionato a mettersi a riposo: non a caso è stato reclutato per viaggiare anni luce ai confini della galassia, nel pianeta Pandora, per partecipare al complesso progetto d’estrazione di un rarissimo minerale che potrebbe risolvere i problemi energetici dell’umanità. Nonostante sia costretto su una sedia a rotelle, Jake torna a camminare collegando la sua coscienza ad un avatar, un gigantesco corpo organico bluastro e dotato di fattezze faunesche, geneticamente sviluppato dall’unione del Dna umano con il Dna dei nativi del pianeta, i Na’vi, e dunque in grado di respirarne l’atmosfera tossica. Jake è stato appunto reclutato dopo la morte del fratello scienziato perché è il solo a potersi collegare con l’avatar del defunto. La missione del protagonista consisterebbe all’inizio nell'infiltrarsi nel gruppo scientifico su Pandora per riferirne segretamente gli sviluppi a quello militare, comandato da un sadico veterano di troppe guerre. Poi, in seguito ad un incidente imprevisto, a Jake in versione avatar capita addirittura di infiltrarsi nella tribù Na’vi, che costituisce l’ostacolo principale per l’estrazione del preziosissimo minerale. Inizialmente Jake subisce la feroce ostilità dei nativi, ma viene salvato da Neytiri, una guerriera bella e coraggiosa che lo introduce nella società dei Na’vi, che il protagonista impara a comprendere e rispettare, cominciando sempre più a sentirsi uno di loro. Si tratta dell’incontro/scontro tra culture agli antipodi: i Na’vi vivono nella più completa armonia con la natura, di cui riescono a comprendere le meraviglie nascoste, là dove gli umani hanno portato il mondo d’origine al collasso ambientale. A sorpresa tra Jake e Neytiri nasce una storia d’amore e, quando arriva il momento della battaglia, Jake si ritroverà in campo avverso a proteggere il mondo che ha imparato a chiamare casa. In Avatar la storia, quasi una versione fantascientifica di Pocahontas, interessa comunque fino ad un certo punto, contano molto di più le molte sequenze altamente spettacolari e le molteplici meraviglie digitali che ci catturano per la loro fantasia rappresentativa e per la loro forza cromatica. In tralice, ovviamente, è fortissima l'evocazione di tutti i colonizzatori della storia nei confronti dei popoli indigeni calpestati per depredarne le ricchezze naturali. Dal punto di vista cinematografico Cameron sembra davvero essere riuscito nella sua impresa: Pandora è un mondo alieno che ci stupisce una sequenza dopo l’altra con la sua flora lussureggiante e la sua fauna aliena e sorprendente. Nel ragguardevole cast spiccano Sam Worthington, già apprezzato in Terminator Salvation, e la solita Sigourney Weaver nel ruolo di una tosta scienziata che ricorda vagamente la sua Ripley di Alien. Un kolossal epico ed altamente spettacolare secondo copione, insomma, semplicemente imperdibile per gli appassionati di fantascienza.

Avatar, regia di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Laz Alonso, Sigourney Weaver, Michael Biehn, Wes Studi, Joel Moore, CCH Pounder; azione/fantascienza; U.S.A.; 2009; C.; dur. 166’



mercoledì 11 maggio 2022

ENDER'S GAME

Tratto dal romanzo Il gioco di Ender di Orson Scott Card, che ha aperto una fortunata saga fantascientifica, Ender's Game di Gavin Hood racconta una storia ambientata in un futuro prossimo e venturo in cui il pianeta Terra è stato invaso dalla razza aliena dei Formic. L'attacco ha causato milioni di vittime umane ma è stato fermato dal coraggioso colonnello Mazer Rackham, che ha fatto schiantare il proprio aereo contro l'astronave madre degli alieni, innescando una reazione a catena che ne ha causato la distruzione e contemporaneamente il blocco di tutte le altre navicelle degli invasori. Da quel momento l'umanità si prepara alla reazione dei Formic: in particolare i bambini dotati sono arruolati e addestrati nella Flotta Internazionale per costituire l'esercito futuro che dovrà fronteggiare nuovamente i nemici alieni. Circa mezzo secolo dopo la vittoria contro i Formic il colonnello Hyrum Graff viene colpito dalla grande abilità mostrata nelle simulazioni di combattimento spaziale dal cadetto Andrew Wiggin, detto "Ender". Il ragazzo, dopo essere stato sottoposto dal colonnello ad un test per mettere alla prova la sua capacità di reazione ai fallimenti, viene inserito nella Scuola di Guerra e trasferito in una stazione spaziale in orbita intorno al pianeta. Qui Ender viene assegnato ad una squadra ed inizia a partecipare a giochi di addestramento a gravità zero, mostrando un'abilità così spiccata da indurre il colonnello Graff ad assegnargli una squadra composta dai compagni di cui ha imparato a fidarsi maggiormente. Nel frattempo inizia a giocare a un gioco mentale con una strana ambientazione fantasy in cui un livello sembra apparentemente insuperabile, almeno finché Ender adotta una strategia estrema per superare il livello; tra l'altro, durante il gioco, incontra un Formic che lo conduce dentro un castello e poi si trasforma prima nella sorella e poi nel fratello di Ender. Nel centro di addestramento Ender si imbatte anche nel leggendario Mazer Rackham, che svela al ragazzo come ha distrutto anni prima l'astronave madre dei Formic e gli mostra il Disgregatore Molecolare DM 500, il distruttivo cannone messo a punto dall'umanità per distruggere il pianeta degli alieni. Nel test finale che attende la squadra di Ender il protagonista dovrà dirigere la flotta spaziale della Terra in una simulazione in cui il DM500 dovrà essere usato col mondo dei Formic come bersaglio: riuscirà a superare l'ultimo scoglio del suo addestramento (teoricamente) virtuale? Ma sarà davvero la cosa giusta riuscirci? Lo scopriremo soltanto in un finale caratterizzato dalle implicazioni morali insite in ogni guerra. Ender's Game racconta una bella storia di formazione e di fantascienza distopica, mostrandoci l'implicito errore sottinteso nell'educazione al conflitto virtuale, che porta il protagonista ad osare l'impossibile alzando il livello di rischio per superare le varie missioni, anche perché in un videogioco di guerra (per quanto difficile da accettare) la sconfitta equivale a un game over che consente comunque di riprovarci cambiando strategia. Nello stravolgente finale Ender scoprirà amaramente che la realtà è molto diversa dalla simulazione ma, incassata una lezione dura da mandare giù, cercherà di espiare le tragiche conseguenze delle proprie azioni in un happy ending dolceamaro ma intriso di speranza.

Ender's Game,  regia di Gavin Hood, con Asa Butterfield, Harrison Ford, Ben Kingsley, Abigail Breslin, Hailee Steinfeld, Viola Davis; fantascienza; U.S.A.; 2013; C.; dur. 1h e 54' 

domenica 20 marzo 2022

BUENA VISTA SOCIAL CLUB

Ry Cooder, classe 1947, aveva compiuto il suo primo viaggio a Cuba nel 1996, per conto dell’etichetta World Circuit, accompagnato dal figlio Joaquim, percussionista. Grazie all'aiuto di Juan de Marcos, già compagno di viaggio di Fidel Castro, riuscì a rintracciare e riunire i vecchi musicisti che negli anni Cinquanta animarono le serate del Buena Vista Social Club, un tempio della musica popolare cubana, il son. Dal progetto nacque uno splendido album collettivo, registrato nel 1997 nel mitico studio Egrem all'Avana, un sorprendente successo mondiale premiato con un Grammy nel settore "Tropical Latin". Cooder è poi tornato a Cuba nel marzo del 1998 in occasione dell'incisione del primo disco solista di Ibrahim Ferrer: ad accompagnare l'esploratore di musiche popolari dalla West Coast c'era anche Wim Wenders, suo amico dai tempi della colonna sonora di Paris, Texas, con una scarna troupe al seguito e senza un'idea precisa di che tipo di film avrebbe dovuto girare. Il regista tedesco ha poi seguito il gruppo di all stars cubane durante due applaudite performances ad Amsterdam e quindi nello struggente concerto finale - anche per gli evidenti limiti di età dei vecchi musicanti - alla Carnegie Hall di New York, il primo luglio del 1998. Wenders ha scelto la via del documentario minimalista, con l'obiettivo che segue i ricordi di ognuno dei musicisti e, al contempo, l'ambiente circostante, ovvero le tante contraddizioni e gli squarci suggestivi offerti da Cuba, che Wenders visitava per la prima volta, e dunque che stava scoprendo a riprese in corso. Diretta conseguenza è che questo suo Buena Vista Social Club cattura allo stesso tempo un buon numero di aneddoti assai umani raccontati da artisti caduti nel dimenticatoio (e poi riemersi grazie all'ostinazione di Ry Cooder), miscelandoli con l'irripetibile atmosfera tropicale da embargo protratto che circola per le strade e tra la gente di Cuba: vecchie automobili fatiscenti per le strade, edifici affascinanti e decadenti, gente che parla per il barrio e che pare felice, così, per il semplice fatto di vivere. Si parte da Juan de Marcos che mostra alla troupe foto del primo periodo rivoluzionario, con la gustosa chicca della diapositiva che ritrae Fidel Castro e Che Guevara che giocano a golf: per la cronaca vinse Fidel, forse perché il Che lo fece vincere. Poi conosciamo da vicino tutti i protagonisti del Buena Vista Social Club: dall'arzillo ultranovantenne Francisco Repilado meglio noto come Compay Segundo, che ci racconta di aver iniziato ad accendere sigari alla nonna alla verde età di cinque anni (e quindi di fumare da ben ottantacinque), per poi svelarci di avere cinque figli e di star pensando al sesto, e quindi che le tre cose importanti della vita sono il romanticismo, i fiori e le donne. Poi c'è l'ottantenne pianista Rubén González, che ricorda i tempi del suo incontro con lo strumento e la scelta di seguire la musica tradizionale. E Ibrahim Ferrer, che Cooder descrive come uno che va in giro per l'Avana come un Nat King Cole cubano, con un bastone portafortuna donatogli dalla vecchia madre che ha sortito magici effetti sessant'anni dopo. Ed il virtuoso del tres Eliades Ochoa, la cantante Omara Portuondo e tanti altri, ognuno con la sua storia nel cassetto da ricordare. Nel mezzo le splendide musiche dell'album, interpretate negli studi di registrazione, per le strade, nelle case, in bar in riva al mare, sempre alternate con le parole degli artisti e con le tre splendide esibizioni live. Nell'ultima tappa, a New York, Buena Vista Social Club spiazza con il sorprendente incontro dei superabuelos, i supernonni del son cubano, con l'immaginario capitalistico della Grande Mela. Uno dei migliori film di Wenders, dalla prima all'ultima sequenza: oltre ad imprimere su pellicola Cuba e la sua musica, gli è riuscito di rendere l'emozionante parabola di un manipolo di vecchi artisti dimenticati, casualmente ritrovati ed assurti ad eroi del son.

Buena Vista Social Club, regia di Wim Wenders, con Ry Cooder, Compay Segundo, Ibrahim Ferrer, Rubén González, Eliades Ochoa, Omara Portuondo, Joaquim Cooder; documentario/musicale; Germ./Usa/Fran./Cuba; 1999; C.; dur. 1h e 41' 

giovedì 10 febbraio 2022

VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA

La storia al centro del Viaggio al centro della Terra di Eric Brevig è liberamente ispirata alla trama dell’omonimo romanzo di Jules Verne, che era ambientato nel XIX secolo, mentre le vicende narrate nella pellicola del 2008 sono ambientate ai giorni nostri. Tutto prende avvio a Boston con l’incontro del vulcanologo Trevor Anderson con il nipote Sean, figlio del fratello Max, anch’egli vulcanologo e scomparso misteriosamente dieci anni prima nel corso di una spedizione scientifica in Islanda. Zio e nipote dovrebbero trascorrere un periodo insieme e all’inizio sembrerebbero non aver nulla in comune, casualmente, però, rovistando in una scatola appartenente al defunto fratello e padre, i due ritrovano la copia (accuratamente annotata) di Max di Viaggio al centro della Terra, il celebre romanzo di Jules Verne che  era appunto il suo libro preferito. Il protagonista, incuriosito dalle note del fratello, si accorge che un sensore di attività sismica sistemato sul vulcano islandese Sneffels, disattivo da anni, ha ricominciato improvvisamente a funzionare, così decide di partire alla volta dell’Islanda per controllare, portandosi dietro il nipote: in Islanda i due s’imbattono in Hannah, una giovane guida che accetta di portarli sullo Sneffels in cerca della sonda. Arrivati alla meta, Trevor trova la sonda che, in seguito ad un improvviso temporale, comincia ad attirare fulmini che provocano un crollo di rocce che bloccano i tre in una grotta. Cercando un’uscita alternativa, i tre si calano nelle cavità del vulcano finendo in una vecchia miniera abbandonata: la attraverseranno in modo assai avventuroso per mezzo di carrelli che scorrono su rotaie assai accidentate. Finiranno su un’esile lastra di muscovite che li farà precipitare in un cunicolo che sembra non finire mai e li conduce a un lago sotterraneo che sembra la via d’accesso al centro della Terra, come descritto con sorprendente ed incredibile precisione da Jules Verne nel suo libro due secoli prima. Giunti infine al centro della Terra, i tre trovano i resti di Max Anderson e scoprono che la temperatura si sta innalzando rapidamente e minaccia di raggiungere la soglia oltre la quale un uomo non può sopravvivere. Cercheranno dunque di superare quell’oceano sotterraneo che hanno davanti a bordo di una zattera: sarà un viaggio molto rischioso a causa dei feroci pesci che infestano queste acque, da cui saranno fortunatamente salvati da dei dinosauri marini. La tempesta strappa però il giovane Sean dallo zio e da Hannah, che approdano in una spiaggia: i due, dopo aver superato l’ostacolo di feroci piante carnivore, ritrovano il ragazzo che sta cercando di fuggire da un gigantesco dinosauro che Trevor riuscirà a far precipitare in un abisso. Per salvarsi da un calore letale i nostri eroi tenteranno quindi di risalire in superficie sfruttando la corrente ascensionale di un geyser e un enorme teschio fossile come “chiglia”. L’happy ending replica in modalità variate il sorprendente finale del romanzo di Verne e all'orizzonte si profila un futuro sequel alla scoperta del mistero di Atlantide. Viaggio al centro della Terra fu girato in live action, con attori in carne e ossa che recitano in ambientazioni completamente realizzate in grafica computerizzata, e uscì nei cinema anche in versione 3D, con speciali effetti tridimensionali percepibili tramite appositi visori forniti al pubblico. Si tratta di un classico blockbuster avventuroso per famiglie e riscosse notevoli incassi al botteghino. La trama propone una rivisitazione originale del romanzo di Jules Verne: tutta la vicenda prende infatti spunto dalla passione che alcuni fanatici “verniani” hanno nei confronti dei romanzi del grande scrittore francese, come nel caso dello scomparso fratello del protagonista, morto in circostanze misteriose proprio mentre stava cercando di ritrovare la via al centro della Terra descritta nel celebre romanzo. Il film di Eric Brevig riesce a rendere questa passione sommersa e funziona anche grazie al personaggio di Sean, che cerca di scoprire la verità sul genitore scomparso in un viaggio davvero iniziatico. Assolutamente da provare: pur essendo un film senza troppe pretese autoriali, Viaggio al centro della Terra cattura l’attenzione ed a tratti è davvero molto divertente.

Viaggio al centro della Terra - Journey to the Center of the Earth, regia di Eric Brevig, con Brendan Fraser, Josh Hutcherson, Anita Briem, Seth Meyers, Jane Wheeler; azione/fantastico; U.S.A.; 2008; C.; dur. 1h e 32'

SUPER SIZE ME

Ci sarà un motivo per spiegare perché il popolo americano sta diventando sempre più grasso? Due ragazze nel 2002 hanno citato McDonald's...