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sabato 18 giugno 2022

READY PLAYER ONE, IL VIDEOGAME DISTOPICO IN FILM

Tutto cominciò nel 2010, quando Ernest Cline pubblicò Ready Player One, un romanzo distopico per ragazzi di quelli che lasciano davvero il segno e che ben presto divenne un grande successo internazionale: la Warner ne acquistò i diritti l’anno stesso ma la regia fu affidata a Steven Spielberg solo nel 2015 e il film uscì nelle sale di tutto il mondo tre anni dopo. Il motivo di una così lunga gestazione è dovuto alla necessità di ottenere i diritti per i molteplici riferimenti culturali e di costume degli anni Settanta, Ottanta e Novanta disseminati nella storia, la cui acquisizione è stata sicuramente facilitata dalla presenza di Spielberg, che ha cercato di limitare al minimo i riferimenti alla sua carriera per non essere accusato di autocelebrazione, fatto sta che questa situazione ha reso il film in certi punti molto diverso dalla fonte letteraria, anche se la presenza di Cline tra gli sceneggiatori sicuramente ha assicurato un adattamento sostanzialmente coerente rispetto al libro. Ma veniamo senza meno alla storia, che prende avvio nell’inquietante e sovrappopolato futuro del 2045, in un mondo in cui l’umanità cerca di sopravvivere nelle baraccopoli che punteggiano in pianeta e dove la maggior parte della popolazione vive in fatiscenti roulottes accatastate in strutture metalliche. È in una zona suburbana della più grande megalopoli del mondo (Columbus, Ohio), che il diciottenne Wade Watts sopravvive con la zia e il di lei compagno, che lo tollerano a malapena. Il giovane protagonista passa gran parte del suo tempo in un mondo virtuale chiamato OASIS, a cui praticamente tutta l’umanità è costantemente connessa per intrattenimento o per lavoro: a questa elaborata simulazione videoludica si accede con uno speciale visore ottico, una tuta sensoriale e un tappeto multidirezionale, una preziosa attrezzatura che Wade ha riciclato creandosi una “stanza” in un cimitero di furgoni ammassati in mezzo al nulla. Su OASIS ogni essere umano può diventare chiunque, guadagnando monete, gadgets, abilità (che si possono perdere come nei videogames). La simulazione virtuale di OASIS in cui l’umanità si è rinchiusa per evadere dal desolante presente è stata creata da James Halliday che, una volta defunto, nei panni del suo avatar Anorak l'Onnisciente ha dato notizia di un concorso concepito per lasciare in eredità la sua creazione di incalcolabile valore, poi ha svelato la prima indicazione per trovare la prima delle tre chiavi per arrivare all’easter egg che assicurerà al fortunato vincitore il controllo totale di OASIS. Peccato che siano passati cinque anni da allora senza che nessuno abbia messo le mani sulla prima chiave: ancora il tabellone segnapunti è desolatamente vuoto, anche perché la prima sfida, un’allucinante corsa automobilistica a Manhattan) è apparentemente impossibile da superare. E molti sono diventati cercatori fissi, anche se le categorie principali impegnate nella disfida sono due: i cosiddetti “gunters” (contrazione di egg’s hunters), umani alternativi che lavorano individualmente o in clan da una parte, mentre dall’altra ci sono i Sixers, i dipendenti della multinazionale IOI, che vogliono acquisire il controllo di OASIS per ottenere soldi a palate con la pubblicità. Wade su OASIS ha un avatar noto come Parzival, come il cavaliere che trovò il Sacro Graal: non ha grandi mezzi ma è intraprendente ed è un grande conoscitore della vita di James Halliday, oltre che un grande appassionato degli anni Ottanta. Presto la sua strada si incrocerà con quella di Art3mis, un’influencer di tendenza su OASIS, che farà gruppo con lui e con i suoi tre amici Each, Sho e Daito, che insieme cercheranno di fare la cosa giusta trovando l’egg e lasciando OASIS a disposizione del popolo. Ci riusciranno? Non è necessario aggiungere altre anticipazioni per gustare appieno la storia, che narra dell’eterno conflitto tra bene e male, di una lotta impari tra rampanti disposti a tutto e puri di cuore dal retrogusto nerd, il tutto in un’alternanza continua tra l’orribile scenario del mondo futuro e il sorprendente immaginario del mondo virtuale, che assortisce una sarabanda di riferimenti cinematografici intrecciati in sequenza in modo intrigante ed irresistibile, una vera goduria per i cinefili, un divertimento per adolescenti e dintorni, una malinconica miniera per i fanatici degli anni Ottanta. Ready Player One funziona da questo punto di vista esattamente come il libro di Ernest Cline (che d’altra parte è stato uno degli sceneggiatori del film stesso): sembra una caccia al tesoro in un gioco di ruolo immerso in una simulazione virtuale letteralmente affogata da richiami alla cultura pop. Per dare un’idea, nel dinamico assalto dei gunters alla fortezza del pianeta Doom presidiata dalla IOI, compaiono a stretto giro di posta Mechagodzilla, il gigante di ferro e Gundam, nella corsa iniziale Parzival partecipa con la sua Delorean di Ritorno al futuro, nella ricerca della seconda chiave Art3mis e Parzival finiscono in una sorta di gioco virtuale ispirato a Shining di Stanley Kubrick, e la lista potrebbe continuare per un bel po’… Insomma, il consiglio è di scoprire l’inquietante futuro distopico di Ready Player One seguendo i primi passi di Wade sulle note di Jump dei Van Halen, ovviamente uno dei classici per definizione degli anni Ottanta…

Ready Player One, regia di Steven Spielberg, con Tye Sheridan, Olivia Cooke, Ben Mendelsohn, T. J. Miller, Simon Pegg, Mark Rylance, Lena Waithe, Philip Zhao, Win Morisaki, Hannah John-Kamen; fantascienza/avventura; U.S.A.; 2018; C.; dur. 2h e 20’

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