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martedì 24 gennaio 2023

WONDER: QUANDO LA MERAVIGLIA PERSISTE DAL LIBRO AL FILM

In principio era Wonder, un toccante libro di narrativa per ragazzi della scrittrice esordiente R.J. Palacio uscito nel 2012 e ben presto divenuto un sorprendente caso letterario in tutto il mondo. Ha deciso di farne un film il regista Stephen Chbosky, già autore del fortunato Noi siamo infinito (tratto dal suo stesso romanzo epistolare Ragazzo da parete), che ha avuto a disposizione un cast di livello che assortisce nomi di primo piano come Julia Roberts e Owen Wilson: il risultato non è il classico blockbuster hollywoodiano capace di scalare le classifiche ma una commedia drammatica di grande cuore dove tutto finisce per andare per il verso giusto e nulla risulta scontato, neanche l’happy ending, semplicemente perché la storia in sé è molto bella e capace di scavare davvero al fondo nel caleidoscopio dei sentimenti umani. Tutto prende avvio a New York, ai giorni nostri: un ragazzino di dieci anni che si chiama August Pullman, Auggie per gli amici, è atteso da una vera e propria montagna da scalare. A settembre entrerà per la prima volta in una scuola media dopo aver ricevuto un’istruzione domiciliare fino a quel momento. La ragione è la grave malformazione cranico-facciale con cui Auggie è nato e che fin dalla culla lo ha costretto a passare per un calvario di ventisette dolorosi interventi chirurgici che gli hanno consentito di crescere e assumere un aspetto vagamente “normale”. A dieci anni i genitori di Auggie lo hanno però ritenuto in grado di frequentare una scuola vera e propria: hanno optato per la Beecher Prep School e il preside Tushman prima dell’inizio dell’anno scolastico ha chiesto a tre studenti (Jack, Julian e Charlotte) di far visitare l’istituto al nuovo iscritto. In classe per Auggie le cose vanno subito alla grande perché il ragazzino è curioso e dotato di ottime qualità, ma la socializzazione non va altrettanto bene. Di fatto Jack è l’unico amico di Auggie, mentre Julian ben presto si rivela un bullo che ha trovato in lui il bersaglio ideale: la grande umanità e simpatia di Auggie però è destinata ad emergere sulla distanza contagiando in positivo le persone intorno a lui ed innescando un… meraviglioso cambiamento. La storia al centro di Wonder in effetti si conferma bellissima anche sul grande schermo e replica con efficacia anche la molteplicità di punti di vista che caratterizza la fonte letteraria: il mondo potenzialmente ostile a livello sociale dalla prospettiva di Auggie, che fin da bambino è abituato a causare reazioni contrastanti a causa del suo aspetto, la sorella di Auggie, Via, che è abituata a veder passare la sua vita in secondo piano rispetto alla costante attenzione che ammanta il suo adorato fratellino, la migliore amica di Via, Miranda, che ha una famiglia separata e spaccia la vita dell’amica per sua per sentirsi accettata dagli altri. L’happy ending arriva implacabile a chiudere una vicenda di quelle che non si dimenticano facilmente. Assolutamente da vedere.

Wonder, regia di Stephen Chbosky, con Jacob Tremblay, Julia Roberts, Owen Wilson, Izabela Vidovic, Noah Jupe, Bryce Gheisar, Danielle Rose Russell, Daveed Diggs; drammatico; U.S.A.; 2017; C.; dur. 1h e 53’

lunedì 7 giugno 2021

LA RICERCA DELLA FELICITÀ

Pare che Gabriele Muccino, il più talentuoso dei giovani registi di casa nostra, si sia guadagnato la regia de La ricerca della felicità convincendo il produttore (e protagonista) Will Smith che solo un regista straniero sarebbe stato capace di raccontare il sogno americano da un punto di vista veramente obiettivo e con il taglio giusto. In effetti la prima osservazione che spontanea s’affaccia alla mente arrivati ai titoli di coda del primo film americano di Muccino è di aver visto una bella quanto sofferta storia di vita, un classico sogno a stelle e strisce in una confezione impeccabile e struggente, e inevitabilmente di marca europea. Ma veniamo senza esitazione alla trama, incentrata sulla vera storia di Chris Gardner, padre di famiglia che si affanna moltissimo per sbarcare il lunario, anche perché, nei controversi anni Ottanta, ha investito tutto su un macchinario medico praticamente impossibile da vendere ed ora è costretto a barcamenarsi da un ospedale di San Francisco all’altro sperando di piazzarne almeno due al mese: è quello che gli serve per sopravvivere, pagare l’affitto e tirare avanti con la sua famiglia. Le cose però si complicano quando la bella (e infelice) moglie lo abbandona per cercare fortuna a New York, e il povero Chris si ritrova ragazzo-padre del figlioletto di cinque anni: la sua unica speranza è di ottenere un posto da praticante in una prestigiosa società di consulenza finanziaria. Il posto di broker in effetti se lo aggiudica, purtroppo senza retribuzione, dato che dovrà partecipare a uno stage alla fine del quale soltanto uno di tutto il corso sarà assunto. Ma il protagonista decide di rischiare comunque il tutto per tutto, così in breve si ritrova sfrattato dal suo appartamento, costretto a cercare un riparo per la notte per sé e per il proprio bambino, tra ricoveri, stazioni degli autobus e bagni pubblici. Incredibile a dirsi, nonostante Chris debba fronteggiare un’avversità dietro l’altra, riesce comunque ad essere un buon genitore, sempre presente per parlare col figlio, impegnato con profonda ostinazione ad avverare il sogno di una vita migliore per la propria famiglia, a ricercare la felicità, in ossequio al titolo del film. E, dato che siamo in America, Chris ovviamente riuscirà a concretizzare il suo sogno americano. Una gran bella storia, ottimamente diretta da Gabriele Mucino e ben interpretata da un Will Smith praticamente irriconoscibile sotto il versante recitativo, del tutto privo della sua impenitente maschera da vincente sbruffone. Molto bravo anche il piccolo Jaden Smith, figlio di Smith sul grande schermo ed anche nella vita, al suo esordio assoluto sul grande schermo; ed è a lui che il doppio padre Will Smith regala l’insegnamento più incisivo: “Quelli che non sanno fare qualcosa, dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto”. Da segnalare anche la colonna sonora, curata da Andrea Guerra, unico collaboratore italiano fortemente voluto da Muccino e già autore della splendida soundtrack de La finestra di fronte. All’uscita americana La ricerca della felicità ha conquistato la cima del box office rendendo Gabriele Muccino il primo regista italiano della storia del cinema a riuscire in una simile impresa. Ma, a prescindere da simile exploit commerciale, si tratta di una storia struggente ed indimenticabile. Da non perdere.

La ricerca della felicità - The Pursuit of happyness, regia di Gabriele Muccino, con Will Smith, Thandie Newton, Jaden Smith, Chandler Bolt, Domenic Bove, Ian Baptiste, Aida Bernardino, Mia Bernardino, Richard Bischoff; drammatico; U.S.A.; 2006; C.; dur. 1h e 57’

mercoledì 26 maggio 2021

TRASH

L’ultima fatica di Stephen Daldry dietro la macchina da presa nasce dall’omonimo romanzo per ragazzi di Andy Mulligan, un libro felicemente sospeso tra un dinamico plot d’azione e un’inchiesta giornalistica. Nella traslazione sul grande schermo cambia l’ambientazione, che dallo slum di Behala, nei sobborghi di Calcutta, in India, passa alle favelas di Rio de Janeiro. Per il resto la storia è sostanzialmente fedele alla fonte letteraria, compresa l’avvincente formula di raccontare la vicenda, oltre che linearmente, anche attraverso le prospettive diversificate dei tre minori protagonisti, che sono tra l’altro attori non professionisti scelti appunto dopo un accurato casting tra i ragazzini delle favelas. Insomma, Trash procede alternandosi tra la storia principale, narrata in modo rettilineo, e continui flashbacks che la complicano e alimentano la suspense per il mistero in sottofondo. Tutto inizia nella grande discarica dove i quattordicenni Raphael e Gardo, due ragazzini che sopravvivono in una miserabile periferia di Rio de Janeiro, passano le giornate smistando la spazzatura alla ricerca di materiali da rivendere per guadagnare qualche soldo: al primo però capita di trovare tra i rifiuti un borsello contenente denaro, un documento di tale Josè Angelo, una sorta di mappa e una chiave misteriosa. Istantaneamente entra in azione la polizia con grande dispiegamento di mezzi, e i due ragazzini decidono di rivolgersi all’amico Ratto, che vive nel maleodorante sistema fognario locale: con l’aiuto di Padre Juilliard e della sua assistente Olivia, i tre ragazzini s’improvviseranno investigatori riuscendo a risolvere un enigma molto intricato che potrebbe costare la carriera a un potente politico corrotto.  Ne viene fuori una gran bella storia di denuncia che Daldry, già talentuoso autore di Billy Elliot, ci racconta a ritmo adrenalinico e senza risparmiarci le scene di brutalità che la polizia corrotta infligge ai nostri piccoli eroi, che rubano la scena agli attori hollywoodiani nel cast di contorno. Le scene d’azione sono contrappuntate da una godibile collana sonora di marca hip hop con connotazioni etniche. Ovviamente incombe l’immancabile happy ending col sogno di una vita diversa e meno ingiusta, che d’altra parte rispetta la fonte letteraria ed appare il giusto premio all’industriosità di ragazzini che cercano di andare oltre i limiti che il caso ha loro assegnato: infatti sono poverissimi, privi di cultura e perfino disconnessi, ma riusciranno ad aggirare questi limiti comuni a tutti i ragazzini di ogni baraccopoli del mondo semplicemente per fare la cosa giusta e punire i cattivi di turno. Trash ha vinto il premio del pubblico all'edizione 2014 del Festival del Cinema di Roma. Assolutamente da vedere. 

Trash, regia di Stephen Daldry, con Rickson Tevez, Eduardo Luis, Gabriel Weinstein, Wagner Moura, Martin Sheen, Rooney Mara, Selton Mello; drammatico; Regno Unito/Brasile/Germania; 2014; C.; dur. 1h e 54’

sabato 10 aprile 2021

LA CASA SUL LAGO DEL TEMPO

In ogni vita si verificano talvolta i classici momenti di svolta: alla dottoressa Kate Forrester ne capita uno quando si trova costretta a lasciare la tranquilla periferia dove ha vissuto fino ad allora per trasferirsi a Chicago, dove ha trovato impiego in un grande ospedale. A Kate spiace particolarmente abbandonare la grande casa con vista sul lago in cui si era trovata sempre a proprio agio ma, un mattino d’inverno del 2006, prepara i bagagli e si appresta a partire: prima le resta però il tempo per lasciare un biglietto per il prossimo inquilino nella cassetta della posta, dove trascrive l’indirizzo a cui spedire eventuali lettere a suo nome ed altre precisazioni sull’immobile. La casa sul lago del tempo prosegue con un altro momento di svolta dell’inquilino (come possiamo immaginare) successivo, ovvero Alex Wyler, giovane architetto di talento impegnato nella costruzione di un condominio in città, che arriva alla casa sul lago trovandola curiosamente in pessime condizioni, in pratica da ristrutturare: ancor più curiosamente, i dettagli del biglietto di Kate non sembrano avere la minima connessione con la realtà. Per Alex, nel bel mezzo di un periodo professionale assai frustrante, la casa in questione simboleggia un passato un tempo felice, in quanto costruita su un progetto del padre, architetto di grido che per la carriera aveva scelto di sacrificare la propria famiglia. Intanto i due protagonisti cominciano a scriversi ed il rapporto epistolare sembra progressivamente tingersi di rosa: ma c’è qualcosa che non va perché tra Alex e Kate sembra esserci un misterioso gap temporale di ben due anni che, anziché separarli, li indurrà a rischiare il tutto per tutto pur d’incontrarsi. Dodici anni dopo il movimentato action movie Speed, la coppia Keanu Reeves/Sandra Bullock si riunisce in una pellicola completamente diversa: cinema indipendente allo stato puro, una storia sospesa tra dramma e sentimento ed una spruzzatina di surreale a vivacizzare il tutto. Dietro la macchina da presa c’è il talentuoso regista argentino Alejandro Agresti, e si comincia ad accorgersene fin dai titoli di testa. Il cocktail alla base de La casa sul lago del tempo è strano e variegato, ma funziona fino al sospirato happy ending, a patto ovviamente di lasciarsi andare nella storia...
La casa sul lago del tempo - The lake house, regia di Alejandro Agresti, con Keanu Reeves, Sandra Bullock, Nathan Adloff, Christopher Plummer, Shohreh Aghdashloo, Willeke van Ammelrooy, Mike Bacarella, April Chancy; drammatico/sentimentale/fantastico; U.S.A.; 2006; C.; dur. 1h e 39’

mercoledì 31 marzo 2021

SULLY

Ancora una volta il grande Clint Eastwood, classe 1930, ha scelto di portare sul grande schermo una storia vera, tratta dall'autobiografia del pilota Chesley "Sully" Sullemberg, protagonista del miracoloso ammaraggio del volo di linea US Airways 4549, avvenuto il 15 gennaio 2009 nelle gelide acque del fiume Hudson, a New York. Il volo era partito qualche minuto prima dall'aeroporto LaGuardia, ma pochi attimi dopo uno stormo di uccelli aveva mandato in avaria entrambi i motori del velivolo (quello che in gergo aeronautico si chiama "birdstrike"), costringendo Sully a un atterraggio improvvisato ma per fortuna senza vittime, perché tutti e 155 i passeggeri a bordo sopravvissero all'impatto. Subito celebrato come un eroe dall'opinione pubblica, Sully e il copilota Jeff Skiles vengono messi sotto inchiesta dalla commissione aeronautica che indaga in questi frangenti, che accusa i due di non aver cercato di raggiungere le piste d'atterraggio più vicine. Anche le simulazioni di volo effettuate dai computer o da altri piloti sembrerebbero inchiodare Sully, che riesce ad ottenere ragione mostrando come le simulazioni non abbiano tenuto conto del fattore umano e che siano state lungamente provate, mentre in caso di un improvviso birdstrike che danneggia entrambi i motori, il pilota è costretto prendere sul momento decisioni fondamentali sul destino dell'aereo e soprattutto di chi ci viaggia sopra, con tutto il carico di tensione che questo comporta. Primo lungometraggio girato interamente in formato IMAX, Sully è l'ennesimo esempio della scarna maestria e dell'essenzialità dello stile registico di Eastwood, che ricostruisce in modo impeccabile la cronaca di un raro disastro aereo senza vittime dei giorni nostri. Intenso quanto misurato Tom Hanks nella parte del maturo protagonista, che sembra fatta apposta per lui, sempre bravissimo nei panni dell'eroe per caso. Si tratta della pellicola in assoluto più breve della corposa cinematografia di Clint Eastwood. Da vedere.

Sully, regia di Clint Eastwood, con Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Mike O'Malley, Ann Cusack; drammatico; U.S.A.; 2016; C.; dur. 1h e 36' 

SUPER SIZE ME

Ci sarà un motivo per spiegare perché il popolo americano sta diventando sempre più grasso? Due ragazze nel 2002 hanno citato McDonald's...