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mercoledì 22 febbraio 2023

MATRIX: IL FUTURO DISTOPICO È QUI

Matrix è una pellicola dal devastante impatto iniziale: durante la prima mezz’ora del film ci troviamo proiettati in una storia in fieri, velocissima, intrigante, senza spiegazioni di sorta. Parrebbe un normale plot d’azione, se non fosse che si avverte qualcosa di strano che incombe sui destini dei personaggi, poi, gradualmente, la verità viene fuori, e si tratta di una verità incredibile: nel XXII secolo e dintorni l’umanità vivrebbe, inconsapevole, in un mondo puramente virtuale, che nulla ha a che fare col tempo in corso, con la realtà, con la ‘normale’ condizione umana. Lo scopriamo insieme al protagonista, Thomas E. Anderson, in arte Neo, tranquillo programmatore di un’impresa informatica di giorno, hacker spericolato di notte. Conteso da un gruppo di (apparenti) agenti dell’Fbi dai modi poco ortodossi e da una banda di terroristi del cyberspazio, Neo sceglie di aggregarsi a questi ultimi, in cerca della verità finale: a svelargliela sarà proprio Morpheus, il capo del gruppo, che nel giovane ha riconosciuto l’Eletto, ovvero colui che salverà l’umanità dalla schiavitù in cui l’ha ridotta da un numero imprecisato di anni il computer definitivo, Matrix, appunto, una sorta di Big Brother cibernetico che si serve dei corpi umani come pile naturali per ricavarne energia – in cambio di un’esistenza fittizia, assolutamente virtuale e congelata alla fine del secondo millennio, insomma ai giorni nostri –. Per la trama principale i Wachowski Brothers hanno shakerato con buon gusto stralci ambientali ed onirici del romanzo di Philip K. Dick da cui Ridley Scott trasse Blade runner (un classico intitolato Ma gli androidi sognano pecore elettriche?) a spunti ripresi da Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne e, se vogliamo, anche dal mito della caverna raccontato da Platone nella Repubblica. A Matrix non mancano nemmeno riferimenti biblici  – il protagonista Neo è chiaramente ispirato alla figura del salvatore evangelico – né un evidente richiamo alla filosofia platonica – il programma Matrix infatti costringe l’umanità a vivere una sorta di versione computerizzata del mito della caverna –. Con tanti elementi combinati insieme sarebbe stato facile perdere il filo, i fratelli Wachowski vi hanno invece costruito un ottimo film, ravvivato da un uso sapiente delle scene d’azione – particolarmente spettacolari quelle di combattimento (in una sequenza Keanu Reeves ammicca addirittura a Bruce Lee) –, da sofisticatissimi effetti speciali e da tecniche di ripresa che hanno fatto scuola (come il cosiddetto bullet time). Matrix non a caso è stato giustamente premiato con quattro Oscar tecnici (montaggio, sonoro, effetti visivi, effetti sonori). Il film ebbe un notevole impatto culturale nel mondo e innescò una rete di riferimenti in altre pellicole (anche in cartoon di grande successo come Shrek): ebbe due seguiti, Matrix Reloaded e Matrix Revolutions (entrambi usciti nel 2003 a pochi mesi di distanza), e un ulteriore sequel, Matrix Resurrections, uscito nel 2021 e firmato dalla sola Lana Wachowski (anagraficamente Larry al tempo del primo episodio). Un must imperdibile per gli appassionati di science fiction.

Matrix - The Matrix, regia di Andy e Larry Wachowski, con Keanu Reeves, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving; fantascienza; U.S.A.; 1999; C.; dur. 2h e 16’

giovedì 22 settembre 2022

RATATOUILLE: IL TOPO CHE VOLLE FARSI CHEF

Con Ratatouille la Pixar di John Lasseter continua a non sbagliare un colpo, realizzando l’ennesimo gioiello d’animazione dell’ormai lunga serie, gioiello stavolta sceneggiato e diretto con la consueta fantasia da Brad Bird, già premio Oscar per Gli Incredibili. Il protagonista della storia, ambientata negli anni Sessanta, è Remy, un irresistibile topolino d’Oltralpe destinato a conquistare i cuori di adulti e bambini, anche in virtù di un desiderio che fa letteralmente a cozzi con la sua condizione di ratto di campagna: avverare il suo sogno impossibile di diventare il cuoco di grido di un rinomato ristorante parigino. Remy d’altra parte è stato segnato fin dalla nascita da uno straordinario olfatto che, associato ad un naturale talento culinario, l’ha indotto a rifuggire la vita a base di immondizia e rifiuti che si prospettava per lui. Così, quando la colonia di ratti cui appartiene Remy è costretta ad una rovinosa fuga, il nostro eroe perde la sua famiglia e finisce in modo avventuroso in un condotto fognario che lo condurrà a Parigi, a due passi dal celebre ristorante del nume tutelare di Remy, il cuoco Auguste Gusteau, il cui motto (“Chiunque può cucinare”) ha promosso la crescita gastronomica del nostro topo. Ma ben presto il buon Remy si rende conto che il suo aspetto è il più inadatto che si possa immaginare per la cucina di un ristorante a cinque stelle, trovandosi continuamente bersagliato da corpi contundenti vari: trova però un inaspettato alleato in Alfredo Linguini, timido e scarsamente dotato sguattero di cucina, peraltro in odor di licenziamento. È l’inizio di uno strano sodalizio che, associando l’indole creativa di Remy al buffo corpo del ragazzo, porterà i due a vivere un’incredibile avventura a base di amicizia e cucina di classe: e infine il successo arriderà a sorpresa al topo che volle farsi chef, che riuscirà addirittura a restituire al ristorante del fu Gusteau la stella perduta a causa della stroncatura del temibile critico gastronomico Anton Ego il quale, grazie ad un superbo piatto povero (la ratatouille, ovviamente) preparato del talentuoso piccolo chef, vivrà un’epifania proustiana in piena regola e sarà costretto a scrivere un articolo celebrativo sul nostro eroe. Ratatouille si presenta quindi come il solito cartoon di gran classe cui la Pixar ci ha abituato dai tempi di Toy Story: un vero trionfo di buoni sentimenti, perfezione tecnica, comicità intelligente e dirompente, servito a gran ritmo comme d’habitude. Degne di segnalazione le strepitose sequenze a prospettiva di topo che contrappuntano la storia, ricca di sogni e d'amore come l'ambientazione parigina suggerisce in modo naturale. Senza dubbio è un cartoon, ma al tempo stesso anche un film memorabile che assortisce una splendida storia di formazione su come realizzarsi nella vita nonostante le difficoltà di partenza, un bel rapporto d'amicizia sul superamento della diversità (peraltro tra un uomo e un topo) e ovviamente una fantastica escursione nella cucina francese. Ratatouille ha vinto nel 2008 il premio Oscar e il Golden Globe, entrambi nella categoria del miglior film d'animazione. Insomma, un gustoso film d'animazione che piacerà ai bambini ed intrigherà gli adulti, ai quali si consiglia la visione dopo una cena abbondante ed il più possibile raffinata…

Ratatouille, regia di Brad Bird e Jan Pinzava; animazione; U.S.A.; 2007; C.; dur. 1h e 47’

giovedì 12 maggio 2022

AVATAR, UN KOLOSSAL FANTASCIENTIFICO E AMBIENTALISTA

Passarono ben undici anni tra la regia di Titanic, la pellicola detentrice del record d’incassi della storia del cinema, nonché premiata con ben undici Oscar nel 1998, e l'uscita nei cinema di Avatar, con cui il regista James Cameron ha letteralmente frantumato il suo precedente primato, che ha resistito fino all'uscita del marveliano Endgame. Nel 2009 Avatar esordì in sala come la produzione più costosa di tutti i tempi, un kolossal fantascientifico da oltre duecento milioni di budget, girato per mezzo di un’avveniristica tecnica digitale in 3D. L’incredibile ritardo accumulato nei tempi di lavorazione è stato causato proprio dal fatto che all’epoca della stesura del soggetto ancora non esisteva una tecnologia con cui il regista sarebbe riuscito a tradurre in immagini quello che aveva in mente, perché stando alle sue dichiarazioni in merito con Avatar l’autore di Terminator intendeva davvero puntare in alto: addirittura replicare l’estatica sensazione di meraviglia che la sua generazione aveva provato prima con 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick e poi successivamente con Guerre Stellari di George Lucas. La storia al centro di Avatar è ambientata nel XXII secolo e vede come protagonista il giovane Jake Sully, un marine che in battaglia ha perso l’uso delle gambe ma che non è affatto intenzionato a mettersi a riposo: non a caso è stato reclutato per viaggiare anni luce ai confini della galassia, nel pianeta Pandora, per partecipare al complesso progetto d’estrazione di un rarissimo minerale che potrebbe risolvere i problemi energetici dell’umanità. Nonostante sia costretto su una sedia a rotelle, Jake torna a camminare collegando la sua coscienza ad un avatar, un gigantesco corpo organico bluastro e dotato di fattezze faunesche, geneticamente sviluppato dall’unione del Dna umano con il Dna dei nativi del pianeta, i Na’vi, e dunque in grado di respirarne l’atmosfera tossica. Jake è stato appunto reclutato dopo la morte del fratello scienziato perché è il solo a potersi collegare con l’avatar del defunto. La missione del protagonista consisterebbe all’inizio nell'infiltrarsi nel gruppo scientifico su Pandora per riferirne segretamente gli sviluppi a quello militare, comandato da un sadico veterano di troppe guerre. Poi, in seguito ad un incidente imprevisto, a Jake in versione avatar capita addirittura di infiltrarsi nella tribù Na’vi, che costituisce l’ostacolo principale per l’estrazione del preziosissimo minerale. Inizialmente Jake subisce la feroce ostilità dei nativi, ma viene salvato da Neytiri, una guerriera bella e coraggiosa che lo introduce nella società dei Na’vi, che il protagonista impara a comprendere e rispettare, cominciando sempre più a sentirsi uno di loro. Si tratta dell’incontro/scontro tra culture agli antipodi: i Na’vi vivono nella più completa armonia con la natura, di cui riescono a comprendere le meraviglie nascoste, là dove gli umani hanno portato il mondo d’origine al collasso ambientale. A sorpresa tra Jake e Neytiri nasce una storia d’amore e, quando arriva il momento della battaglia, Jake si ritroverà in campo avverso a proteggere il mondo che ha imparato a chiamare casa. In Avatar la storia, quasi una versione fantascientifica di Pocahontas, interessa comunque fino ad un certo punto, contano molto di più le molte sequenze altamente spettacolari e le molteplici meraviglie digitali che ci catturano per la loro fantasia rappresentativa e per la loro forza cromatica. In tralice, ovviamente, è fortissima l'evocazione di tutti i colonizzatori della storia nei confronti dei popoli indigeni calpestati per depredarne le ricchezze naturali. Dal punto di vista cinematografico Cameron sembra davvero essere riuscito nella sua impresa: Pandora è un mondo alieno che ci stupisce una sequenza dopo l’altra con la sua flora lussureggiante e la sua fauna aliena e sorprendente. Nel ragguardevole cast spiccano Sam Worthington, già apprezzato in Terminator Salvation, e la solita Sigourney Weaver nel ruolo di una tosta scienziata che ricorda vagamente la sua Ripley di Alien. Un kolossal epico ed altamente spettacolare secondo copione, insomma, semplicemente imperdibile per gli appassionati di fantascienza.

Avatar, regia di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Laz Alonso, Sigourney Weaver, Michael Biehn, Wes Studi, Joel Moore, CCH Pounder; azione/fantascienza; U.S.A.; 2009; C.; dur. 166’



mercoledì 11 maggio 2022

ENDER'S GAME

Tratto dal romanzo Il gioco di Ender di Orson Scott Card, che ha aperto una fortunata saga fantascientifica, Ender's Game di Gavin Hood racconta una storia ambientata in un futuro prossimo e venturo in cui il pianeta Terra è stato invaso dalla razza aliena dei Formic. L'attacco ha causato milioni di vittime umane ma è stato fermato dal coraggioso colonnello Mazer Rackham, che ha fatto schiantare il proprio aereo contro l'astronave madre degli alieni, innescando una reazione a catena che ne ha causato la distruzione e contemporaneamente il blocco di tutte le altre navicelle degli invasori. Da quel momento l'umanità si prepara alla reazione dei Formic: in particolare i bambini dotati sono arruolati e addestrati nella Flotta Internazionale per costituire l'esercito futuro che dovrà fronteggiare nuovamente i nemici alieni. Circa mezzo secolo dopo la vittoria contro i Formic il colonnello Hyrum Graff viene colpito dalla grande abilità mostrata nelle simulazioni di combattimento spaziale dal cadetto Andrew Wiggin, detto "Ender". Il ragazzo, dopo essere stato sottoposto dal colonnello ad un test per mettere alla prova la sua capacità di reazione ai fallimenti, viene inserito nella Scuola di Guerra e trasferito in una stazione spaziale in orbita intorno al pianeta. Qui Ender viene assegnato ad una squadra ed inizia a partecipare a giochi di addestramento a gravità zero, mostrando un'abilità così spiccata da indurre il colonnello Graff ad assegnargli una squadra composta dai compagni di cui ha imparato a fidarsi maggiormente. Nel frattempo inizia a giocare a un gioco mentale con una strana ambientazione fantasy in cui un livello sembra apparentemente insuperabile, almeno finché Ender adotta una strategia estrema per superare il livello; tra l'altro, durante il gioco, incontra un Formic che lo conduce dentro un castello e poi si trasforma prima nella sorella e poi nel fratello di Ender. Nel centro di addestramento Ender si imbatte anche nel leggendario Mazer Rackham, che svela al ragazzo come ha distrutto anni prima l'astronave madre dei Formic e gli mostra il Disgregatore Molecolare DM 500, il distruttivo cannone messo a punto dall'umanità per distruggere il pianeta degli alieni. Nel test finale che attende la squadra di Ender il protagonista dovrà dirigere la flotta spaziale della Terra in una simulazione in cui il DM500 dovrà essere usato col mondo dei Formic come bersaglio: riuscirà a superare l'ultimo scoglio del suo addestramento (teoricamente) virtuale? Ma sarà davvero la cosa giusta riuscirci? Lo scopriremo soltanto in un finale caratterizzato dalle implicazioni morali insite in ogni guerra. Ender's Game racconta una bella storia di formazione e di fantascienza distopica, mostrandoci l'implicito errore sottinteso nell'educazione al conflitto virtuale, che porta il protagonista ad osare l'impossibile alzando il livello di rischio per superare le varie missioni, anche perché in un videogioco di guerra (per quanto difficile da accettare) la sconfitta equivale a un game over che consente comunque di riprovarci cambiando strategia. Nello stravolgente finale Ender scoprirà amaramente che la realtà è molto diversa dalla simulazione ma, incassata una lezione dura da mandare giù, cercherà di espiare le tragiche conseguenze delle proprie azioni in un happy ending dolceamaro ma intriso di speranza.

Ender's Game,  regia di Gavin Hood, con Asa Butterfield, Harrison Ford, Ben Kingsley, Abigail Breslin, Hailee Steinfeld, Viola Davis; fantascienza; U.S.A.; 2013; C.; dur. 1h e 54' 

lunedì 7 giugno 2021

LA RICERCA DELLA FELICITÀ

Pare che Gabriele Muccino, il più talentuoso dei giovani registi di casa nostra, si sia guadagnato la regia de La ricerca della felicità convincendo il produttore (e protagonista) Will Smith che solo un regista straniero sarebbe stato capace di raccontare il sogno americano da un punto di vista veramente obiettivo e con il taglio giusto. In effetti la prima osservazione che spontanea s’affaccia alla mente arrivati ai titoli di coda del primo film americano di Muccino è di aver visto una bella quanto sofferta storia di vita, un classico sogno a stelle e strisce in una confezione impeccabile e struggente, e inevitabilmente di marca europea. Ma veniamo senza esitazione alla trama, incentrata sulla vera storia di Chris Gardner, padre di famiglia che si affanna moltissimo per sbarcare il lunario, anche perché, nei controversi anni Ottanta, ha investito tutto su un macchinario medico praticamente impossibile da vendere ed ora è costretto a barcamenarsi da un ospedale di San Francisco all’altro sperando di piazzarne almeno due al mese: è quello che gli serve per sopravvivere, pagare l’affitto e tirare avanti con la sua famiglia. Le cose però si complicano quando la bella (e infelice) moglie lo abbandona per cercare fortuna a New York, e il povero Chris si ritrova ragazzo-padre del figlioletto di cinque anni: la sua unica speranza è di ottenere un posto da praticante in una prestigiosa società di consulenza finanziaria. Il posto di broker in effetti se lo aggiudica, purtroppo senza retribuzione, dato che dovrà partecipare a uno stage alla fine del quale soltanto uno di tutto il corso sarà assunto. Ma il protagonista decide di rischiare comunque il tutto per tutto, così in breve si ritrova sfrattato dal suo appartamento, costretto a cercare un riparo per la notte per sé e per il proprio bambino, tra ricoveri, stazioni degli autobus e bagni pubblici. Incredibile a dirsi, nonostante Chris debba fronteggiare un’avversità dietro l’altra, riesce comunque ad essere un buon genitore, sempre presente per parlare col figlio, impegnato con profonda ostinazione ad avverare il sogno di una vita migliore per la propria famiglia, a ricercare la felicità, in ossequio al titolo del film. E, dato che siamo in America, Chris ovviamente riuscirà a concretizzare il suo sogno americano. Una gran bella storia, ottimamente diretta da Gabriele Mucino e ben interpretata da un Will Smith praticamente irriconoscibile sotto il versante recitativo, del tutto privo della sua impenitente maschera da vincente sbruffone. Molto bravo anche il piccolo Jaden Smith, figlio di Smith sul grande schermo ed anche nella vita, al suo esordio assoluto sul grande schermo; ed è a lui che il doppio padre Will Smith regala l’insegnamento più incisivo: “Quelli che non sanno fare qualcosa, dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto”. Da segnalare anche la colonna sonora, curata da Andrea Guerra, unico collaboratore italiano fortemente voluto da Muccino e già autore della splendida soundtrack de La finestra di fronte. All’uscita americana La ricerca della felicità ha conquistato la cima del box office rendendo Gabriele Muccino il primo regista italiano della storia del cinema a riuscire in una simile impresa. Ma, a prescindere da simile exploit commerciale, si tratta di una storia struggente ed indimenticabile. Da non perdere.

La ricerca della felicità - The Pursuit of happyness, regia di Gabriele Muccino, con Will Smith, Thandie Newton, Jaden Smith, Chandler Bolt, Domenic Bove, Ian Baptiste, Aida Bernardino, Mia Bernardino, Richard Bischoff; drammatico; U.S.A.; 2006; C.; dur. 1h e 57’

HUGO CABRET

Era scontato che La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick dovesse diventare un film prima o poi, e questo per la sua intrinseca peculiarità di essere un libro in cui le parole illustrano le immagini, una via di mezzo tra una graphic novel e un romanzo per ragazzi, insomma. Martin Scorsese è riuscito nel non trascurabile compito di portare sul grande schermo, a colori e in 3D, un libro illustrato per metà a carboncino (dunque in bianco e nero) che sulla magia del cinema ha riposto le sue maggiori sorprese narrative. La storia è bella, intrigante e misteriosa fin dall'inizio: l'azione è ambientata nella Parigi degli anni Trenta, Scorsese ci porta sulle tracce di un ragazzino che vive nei meandri di una stazione ferroviaria, intento a tenere in efficienza i molteplici orologi disseminati qua e là, oltre che a rubacchiare per sopravvivere e per procurarsi i pezzi di ricambio per uno strano automa a forma di scrivano, una sorta di complesso carillon architettato da un genio o forse da un mago, chissà... Il ragazzino in questione si chiama Hugo Cabret, sogna di diventare un illusionista e purtroppo è orfano: suo padre, impareggiabile orologiaio, è morto in un incendio nel museo in cui lavorava, lasciandogli come unica eredità l'automa che Hugo sta disperatamente cercando di riparare, convinto che il padre abbia lasciato il suo ultimo messaggio all’interno dei suoi ingranaggi. Il buon Hugo è stato adottato da uno zio alcolizzato incaricato della manutenzione degli orologi della stazione, che un bel giorno è scomparso abbandonandolo a se stesso. Pizzicato a rubare ad un chiosco di giocattoli della stazione i pezzi di ricambio di cui ha bisogno, Hugo fa la conoscenza di Isabelle, la figlia adottiva del gestore, che stranamente porta al collo una chiave a forma di cuore che pare fatta apposta per attivare l'automa del giovane protagonista: da quel momento Hugo si troverà così coinvolto anima e corpo in una fantastica avventura sospesa tra illusione e realtà. E in questo non c'è davvero niente di strano, se consideriamo che il gestore del chiosco di giocattoli altri non è che il grande Georges Méliès, uno dei padri fondatori del cinema insieme ai fratelli Lumière, nonché il cineasta che inventò gli effetti speciali cinematografici. Dopo tante impeccabili ricostruzioni d'epoca Martin Scorsese ha scelto di portare sul grande schermo un romanzo per ragazzi dall'afflato dichiaratamente fantastico, per quanto ambientato in un passato cronologicamente molto marcato: impegnato in un'avventura filmica d'impronta tipicamente spielberghiana, il vecchio maestro newyorchese ha fatto centro per l'ennesima volta in carriera. Hugo Cabret è un bellissima storia di formazione e soprattutto un grande film sul cinema: "È come L'isola che non c'è, L'isola del tesoro e Il mago di Oz messi insieme", per dirla con una battuta di Isabelle. Lo si capisce fin dalla ripresa panoramica che ci fa entrare direttamente dentro la storia per non uscirne fino ai titoli di coda. Assolutamente da non perdere.

Hugo Cabret, regia di Martin Scorsese, con Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Jude Law, Emily Mortimer, Michael Pitt, Christopher Lee, Ray Winstone, Michael Stuhlbarg, Helen McCrory; fantastico/avventura; U.S.A.; 2011; C.; dur. 2h e 7’

lunedì 12 aprile 2021

MIB - MEN IN BLACK

 

Esistono millecinquecento alieni sulla terra, e la maggioranza di loro non poteva che abitare a Manhattan – alcuni peraltro sono famosissimi, come Elvis Presley o Michael Jackson –: a far sì che l'umanità continui tranquilla la vita di tutti i giorni, perfettamente ignara di tutto, provvede un'agenzia supersegreta, la MIB (Men in Black). Il film di Barry Sonnenfeld prende avvio con l'anziano agente K che 'recluta' nell'occulta organizzazione un giovane poliziotto newyorchese di colore che ha avuto un incontro 'ravvicinato' con un cefalopoide extraterrestre riuscendo a stare al passo. L’agente K, insieme al nuovo acquisto della MIB, ridenominato agente J, dovrà impedire ad una 'piattola' spaziale che si è impossessata del corpo di un agricoltore americano di provocare un incidente diplomatico intergalattico (che minaccia, va da sé, la distruzione della Terra). MIB - Men In Black è un film scanzonato e ricco di ritmo, con un parco uso di effetti speciali ed una trama prevedibile ma ben costruita. Il riuscito accostamento di due attori come il vecchio Tommy Lee Jones e un Will Smith agli esordi, entrambi bravi ma molto diversi tra loro, si rivela una fonte inesauribile di scambi di battute piene di verve. Interessante e non scontato il modo in cui il film affronta il tema della memoria – i MIB sono infatti dotati di un simpatico marchingegno elettronico in grado di far dimenticare i ricordi 'alieni' a chi è sottoposto alla cosiddetta... sparaflashatura –. Si tratta della traslazione cinematografica dell'omonimo fumetto di Lowell Cunningham per la Malibu, una divisione della Marvel. La produzione esecutiva di Steven Spielberg e gli effetti speciali della Industrial Light & Magic di George Lucas garantiscono ulteriormente la qualità della pellicola, che ha avuto un tale successo da innescare poi anche la produzione di due sequel con lo stesso cast e la regia di Sonnenfeld, oltre a un recente spin off ambientato a Londra e diretto da F. Gary Gray. Puro intrattenimento al cento per cento, insomma, ma MIB si fa guardare, sorprende e risulta tremendamente divertente...

MIB - Men In Black, regia di Barry Sonnenfeld, con Tommy Lee Jones, Will Smith, Linda Fiorentino, Vincent D'Onofrio; fantascienza; U.S.A.; 1997; C.; dur. 1h e 38'


sabato 10 aprile 2021

LA CASA SUL LAGO DEL TEMPO

In ogni vita si verificano talvolta i classici momenti di svolta: alla dottoressa Kate Forrester ne capita uno quando si trova costretta a lasciare la tranquilla periferia dove ha vissuto fino ad allora per trasferirsi a Chicago, dove ha trovato impiego in un grande ospedale. A Kate spiace particolarmente abbandonare la grande casa con vista sul lago in cui si era trovata sempre a proprio agio ma, un mattino d’inverno del 2006, prepara i bagagli e si appresta a partire: prima le resta però il tempo per lasciare un biglietto per il prossimo inquilino nella cassetta della posta, dove trascrive l’indirizzo a cui spedire eventuali lettere a suo nome ed altre precisazioni sull’immobile. La casa sul lago del tempo prosegue con un altro momento di svolta dell’inquilino (come possiamo immaginare) successivo, ovvero Alex Wyler, giovane architetto di talento impegnato nella costruzione di un condominio in città, che arriva alla casa sul lago trovandola curiosamente in pessime condizioni, in pratica da ristrutturare: ancor più curiosamente, i dettagli del biglietto di Kate non sembrano avere la minima connessione con la realtà. Per Alex, nel bel mezzo di un periodo professionale assai frustrante, la casa in questione simboleggia un passato un tempo felice, in quanto costruita su un progetto del padre, architetto di grido che per la carriera aveva scelto di sacrificare la propria famiglia. Intanto i due protagonisti cominciano a scriversi ed il rapporto epistolare sembra progressivamente tingersi di rosa: ma c’è qualcosa che non va perché tra Alex e Kate sembra esserci un misterioso gap temporale di ben due anni che, anziché separarli, li indurrà a rischiare il tutto per tutto pur d’incontrarsi. Dodici anni dopo il movimentato action movie Speed, la coppia Keanu Reeves/Sandra Bullock si riunisce in una pellicola completamente diversa: cinema indipendente allo stato puro, una storia sospesa tra dramma e sentimento ed una spruzzatina di surreale a vivacizzare il tutto. Dietro la macchina da presa c’è il talentuoso regista argentino Alejandro Agresti, e si comincia ad accorgersene fin dai titoli di testa. Il cocktail alla base de La casa sul lago del tempo è strano e variegato, ma funziona fino al sospirato happy ending, a patto ovviamente di lasciarsi andare nella storia...
La casa sul lago del tempo - The lake house, regia di Alejandro Agresti, con Keanu Reeves, Sandra Bullock, Nathan Adloff, Christopher Plummer, Shohreh Aghdashloo, Willeke van Ammelrooy, Mike Bacarella, April Chancy; drammatico/sentimentale/fantastico; U.S.A.; 2006; C.; dur. 1h e 39’

mercoledì 31 marzo 2021

SULLY

Ancora una volta il grande Clint Eastwood, classe 1930, ha scelto di portare sul grande schermo una storia vera, tratta dall'autobiografia del pilota Chesley "Sully" Sullemberg, protagonista del miracoloso ammaraggio del volo di linea US Airways 4549, avvenuto il 15 gennaio 2009 nelle gelide acque del fiume Hudson, a New York. Il volo era partito qualche minuto prima dall'aeroporto LaGuardia, ma pochi attimi dopo uno stormo di uccelli aveva mandato in avaria entrambi i motori del velivolo (quello che in gergo aeronautico si chiama "birdstrike"), costringendo Sully a un atterraggio improvvisato ma per fortuna senza vittime, perché tutti e 155 i passeggeri a bordo sopravvissero all'impatto. Subito celebrato come un eroe dall'opinione pubblica, Sully e il copilota Jeff Skiles vengono messi sotto inchiesta dalla commissione aeronautica che indaga in questi frangenti, che accusa i due di non aver cercato di raggiungere le piste d'atterraggio più vicine. Anche le simulazioni di volo effettuate dai computer o da altri piloti sembrerebbero inchiodare Sully, che riesce ad ottenere ragione mostrando come le simulazioni non abbiano tenuto conto del fattore umano e che siano state lungamente provate, mentre in caso di un improvviso birdstrike che danneggia entrambi i motori, il pilota è costretto prendere sul momento decisioni fondamentali sul destino dell'aereo e soprattutto di chi ci viaggia sopra, con tutto il carico di tensione che questo comporta. Primo lungometraggio girato interamente in formato IMAX, Sully è l'ennesimo esempio della scarna maestria e dell'essenzialità dello stile registico di Eastwood, che ricostruisce in modo impeccabile la cronaca di un raro disastro aereo senza vittime dei giorni nostri. Intenso quanto misurato Tom Hanks nella parte del maturo protagonista, che sembra fatta apposta per lui, sempre bravissimo nei panni dell'eroe per caso. Si tratta della pellicola in assoluto più breve della corposa cinematografia di Clint Eastwood. Da vedere.

Sully, regia di Clint Eastwood, con Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Mike O'Malley, Ann Cusack; drammatico; U.S.A.; 2016; C.; dur. 1h e 36' 

SUPER SIZE ME

Ci sarà un motivo per spiegare perché il popolo americano sta diventando sempre più grasso? Due ragazze nel 2002 hanno citato McDonald's...