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lunedì 7 giugno 2021

I DIARI DELLA MOTOCICLETTA

Due amici partono da Buenos Aires nell’anno 1952 in sella ad una moto sgangherata: si chiamano Ernesto Guevara de la Serna detto Fuser, ventitré anni, e Alberto Granado detto Mi Al, ventinove anni. La due ruote invece è una vecchia Norton 500 ribattezzata “La Poderosa”, destinata ad abbandonarli tremila chilometri e rotti più in là. Sono soltanto due giovani come tanti che partono alla scoperta dell’America Latina: Ernesto Guevara è ben lontano dal diventare un mito soprannominato “Che”, basco in testa, cubano in bocca, sguardo perso nell’avvenire della rivoluzione che campeggia deciso su una bandiera rossa al vento. Ne I diari della motocicletta da Buenos Aires non parte un rivoluzionario, ma uno studente di medicina di belle speranze e d’estrazione borghese, pieno d’attesa per l’avventura on the road che attende lui e il suo migliore amico. Il viaggio durerà otto mesi e porterà i due protagonisti lungo un accidentato itinerario di oltre dodicimila chilometri da un capo all’altro dell’America del Sud, aprendo loro realtà prossime ma sconosciute: tra Cile, Perù, Colombia e Venezuela, i due incontrano variegati personaggi, scoprono tradizioni che ignoravano, assistono alle meraviglie Incas di Machu Picchu, e si accorgono al contempo dell’esistenza di popoli che soffrono, prendono coscienza delle ingiustizie sociali che l’insorgente consumismo sta creando un po’ ovunque, realizzano che talvolta tra i sani e i malati in mezzo scorre un fiume (e che è un gesto molto simbolico attraversarlo per condividere un bel momento). Prodotto dal sempre impegnato Robert Redford, I diari della motocicletta è basato sugli omonimi diari scritti da Ernesto Guevara e dal biochimico Alberto Granado, ancora vivo, vegeto e loquace in quel di Cuba (come si evince dal cameo finale) ai tempi in cui il film fu diretto dal brasiliano Walter Salles, classe 1956, già autore del pluripremiato Central do Brasil, che è riuscito a realizzare un miracolo di compostezza, anche grazie al coinvolgente entusiasmo del protagonista messicano Gael Garcìa Bernal (già apprezzato in Amores perros), rifuggendo facili cadute retoriche nel mito che il giovane protagonista sarebbe diventato in futuro, attento nel dar vita al giovane Ernesto con la sua timidezza, la sua asmatica fragilità e la sua disarmante sincerità. In questo film del mito del Che figura soltanto l’origine, attraverso una presa di coscienza appassionata e malinconica al tempo stesso delle ingiustizie del tormentato continente latinoamericano, una sterminata terra di meticci di cui il rivoluzionario che sarà si augura la futura unità in un sentito brindisi. I diari della motocicletta ci regala l’attimo in cui un giovane medico alle prime armi cominciò ad evolversi in un mitico eroe attraverso un germoglio d’impegno sbocciato forse in una notte all’aperto davanti agli occhi taglienti di due campesiños, marito e moglie sfrattati dalla loro terra da un padrone ingiusto, dall’oggi al domani, per un credo politico discordante, costretti ad elemosinare una giornata di lavoro rischiando la vita in miniera. I diari della motocicletta presenta anche il rovescio della medaglia, mostrandoci i mille espedienti dell’affiatato duo per sbarcare il lunario tirando avanti il loro viaggio il più a lungo possibile, come qualunque giovane con pochi soldi in tasca cerca sempre di fare. Una gran bella storia d’amicizia on the road ricca di emozioni ed intensamente umana: alla fine il cerchio si chiude con la certezza che un vero viaggio ci cambia per sempre, rendendoci diversi da chi eravamo al momento di partire.

I diari della motocicletta (The Motorcycle Diaries), regia di Walter Salles, con Gael García Bernal, Rodrigo De la Serna, Mía Maestro; Usa/Germ./Gran Bret.; avvent./biogr.; 2004; C.; dur 2h e 6’

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