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mercoledì 15 gennaio 2025

THE FAMILY MAN

Ricordate il Canto di Natale di Charles Dickens? Se spostiamo l'azione a New York, ai giorni nostri e premendo l'acceleratore in direzione sentimentale, il risultato sarà più o meno The family man di Brett Ratner, il regista di Rush Hour - Due mine vaganti, al suo primo tentativo di sophisticated comedy di marca natalizia. La storia è semplice e già vista, ma ben interpretata, ravvivata da buone battute e, last but not least, con quel pizzico di magia che non guasta mai. Protagonista di The family man è Jack Campbell, dinamico presidente di una multinazionale che, proprio alla vigilia di Natale, sta programmando la fusione societaria da svariati milioni di dollari: tutti i suoi pensieri sono ovviamente concentrati sull'affare dell'anno ma, nonostante abbia avuto dalla vita ogni cosa il denaro possa comprare, Jack pare sentire la solitudine, anche perché, proprio quel giorno, ha ricevuto la telefonata di Kate, una ragazza che avrebbe sicuramente sposato tredici anni prima, se non fosse partito per Londra ad iniziare una carriera di successo. A New York capita talvolta d'incontrare un angelo di colore (che pare un mezzo criminale, in effetti) che ti consente di dare una sbirciatina ad una possibile vita alternativa: e così Jack Campbell si addormenta (disperatamente solo) nel suo lussuoso attico di Manhattan per svegliarsi il mattino dopo in una villetta nel New Jersey (con 120 rate di mutuo ancora da pagare), con accanto la bella Kate come sarebbe oggi se quel giorno, tredici anni prima, il protagonista non fosse partito per Londra e l'avesse sposata secondo copione. Jack non ha più la sua rombante Ferrari ma una normale monovolume, non lavora più a Wall Street ma vende gomme al dettaglio da Big Ed, non indossa completi griffati ma abiti sotto la media, non mangia in ristoranti francesi ma gioca a bowling, non è più solo ma, oltre alla moglie, ha un cane e due bambini - tra cui la figlia che, accorgendosi del suo stato confusionale, pensa che il padre sia stato sostituito da un alieno -. Dopo l'inevitabile shock iniziale, Jack inizia a scoprire gioie e dolori della vita matrimoniale e, tra un cambio di pannolini e l'altro, arriverà anche il momento del ritorno alla realtà, perché le sbirciatine (si sa) sono una cosa transitoria, anche se in questo caso preludono all'immancabile happy ending romantico. Già, perché The family man è una commedia piacevole che, pur volando basso sul versante dei messaggi, conserva una certa freschezza fino ai titoli di coda e presenta un simpatico ritratto di famiglia americana media con qualche spunto alla Frank Capra. Quel pizzico di magia aggiuntiva cui alludevamo in apertura è assai consono alla tipologia della commedia, un classico what if... sospeso a metà tra Sliding doors e Ricomincio da capo. Nel cast spicca la prova a doppio registro di Nicolas Cage, spietato affarista di Wall Street 'convertito' a tranquillo padre di famiglia, più o meno come l'avarissimo Scrooge protagonista del dickensiano Canto di Natale dopo aver ricevuto la visita di tre ectoplasmi, in particolare quella molto inquietante da parte dello spirito del Natale futuro...

The Family Man, regia di Brett Ratner, con Nicolas Cage, Téa Leoni, Don Cheadle, Jeremy Piven, Makenzie Vega; commedia; Usa; 2000; C.; dur. 1h e 55'


lunedì 12 aprile 2021

MIB - MEN IN BLACK

 

Esistono millecinquecento alieni sulla terra, e la maggioranza di loro non poteva che abitare a Manhattan – alcuni peraltro sono famosissimi, come Elvis Presley o Michael Jackson –: a far sì che l'umanità continui tranquilla la vita di tutti i giorni, perfettamente ignara di tutto, provvede un'agenzia supersegreta, la MIB (Men in Black). Il film di Barry Sonnenfeld prende avvio con l'anziano agente K che 'recluta' nell'occulta organizzazione un giovane poliziotto newyorchese di colore che ha avuto un incontro 'ravvicinato' con un cefalopoide extraterrestre riuscendo a stare al passo. L’agente K, insieme al nuovo acquisto della MIB, ridenominato agente J, dovrà impedire ad una 'piattola' spaziale che si è impossessata del corpo di un agricoltore americano di provocare un incidente diplomatico intergalattico (che minaccia, va da sé, la distruzione della Terra). MIB - Men In Black è un film scanzonato e ricco di ritmo, con un parco uso di effetti speciali ed una trama prevedibile ma ben costruita. Il riuscito accostamento di due attori come il vecchio Tommy Lee Jones e un Will Smith agli esordi, entrambi bravi ma molto diversi tra loro, si rivela una fonte inesauribile di scambi di battute piene di verve. Interessante e non scontato il modo in cui il film affronta il tema della memoria – i MIB sono infatti dotati di un simpatico marchingegno elettronico in grado di far dimenticare i ricordi 'alieni' a chi è sottoposto alla cosiddetta... sparaflashatura –. Si tratta della traslazione cinematografica dell'omonimo fumetto di Lowell Cunningham per la Malibu, una divisione della Marvel. La produzione esecutiva di Steven Spielberg e gli effetti speciali della Industrial Light & Magic di George Lucas garantiscono ulteriormente la qualità della pellicola, che ha avuto un tale successo da innescare poi anche la produzione di due sequel con lo stesso cast e la regia di Sonnenfeld, oltre a un recente spin off ambientato a Londra e diretto da F. Gary Gray. Puro intrattenimento al cento per cento, insomma, ma MIB si fa guardare, sorprende e risulta tremendamente divertente...

MIB - Men In Black, regia di Barry Sonnenfeld, con Tommy Lee Jones, Will Smith, Linda Fiorentino, Vincent D'Onofrio; fantascienza; U.S.A.; 1997; C.; dur. 1h e 38'


mercoledì 31 marzo 2021

SULLY

Ancora una volta il grande Clint Eastwood, classe 1930, ha scelto di portare sul grande schermo una storia vera, tratta dall'autobiografia del pilota Chesley "Sully" Sullemberg, protagonista del miracoloso ammaraggio del volo di linea US Airways 4549, avvenuto il 15 gennaio 2009 nelle gelide acque del fiume Hudson, a New York. Il volo era partito qualche minuto prima dall'aeroporto LaGuardia, ma pochi attimi dopo uno stormo di uccelli aveva mandato in avaria entrambi i motori del velivolo (quello che in gergo aeronautico si chiama "birdstrike"), costringendo Sully a un atterraggio improvvisato ma per fortuna senza vittime, perché tutti e 155 i passeggeri a bordo sopravvissero all'impatto. Subito celebrato come un eroe dall'opinione pubblica, Sully e il copilota Jeff Skiles vengono messi sotto inchiesta dalla commissione aeronautica che indaga in questi frangenti, che accusa i due di non aver cercato di raggiungere le piste d'atterraggio più vicine. Anche le simulazioni di volo effettuate dai computer o da altri piloti sembrerebbero inchiodare Sully, che riesce ad ottenere ragione mostrando come le simulazioni non abbiano tenuto conto del fattore umano e che siano state lungamente provate, mentre in caso di un improvviso birdstrike che danneggia entrambi i motori, il pilota è costretto prendere sul momento decisioni fondamentali sul destino dell'aereo e soprattutto di chi ci viaggia sopra, con tutto il carico di tensione che questo comporta. Primo lungometraggio girato interamente in formato IMAX, Sully è l'ennesimo esempio della scarna maestria e dell'essenzialità dello stile registico di Eastwood, che ricostruisce in modo impeccabile la cronaca di un raro disastro aereo senza vittime dei giorni nostri. Intenso quanto misurato Tom Hanks nella parte del maturo protagonista, che sembra fatta apposta per lui, sempre bravissimo nei panni dell'eroe per caso. Si tratta della pellicola in assoluto più breve della corposa cinematografia di Clint Eastwood. Da vedere.

Sully, regia di Clint Eastwood, con Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Mike O'Malley, Ann Cusack; drammatico; U.S.A.; 2016; C.; dur. 1h e 36' 

SUPER SIZE ME

Ci sarà un motivo per spiegare perché il popolo americano sta diventando sempre più grasso? Due ragazze nel 2002 hanno citato McDonald's...