Era scontato che La straordinaria invenzione di Hugo Cabret
di Brian Selznick dovesse diventare un film prima o poi, e questo per la sua
intrinseca peculiarità di essere un libro in cui le parole illustrano le
immagini, una via di mezzo tra una graphic
novel e un romanzo per ragazzi, insomma. Martin Scorsese è riuscito nel non
trascurabile compito di portare sul grande schermo, a colori e in 3D, un libro
illustrato per metà a carboncino (dunque in bianco e nero) che sulla magia del
cinema ha riposto le sue maggiori sorprese narrative. La storia è bella,
intrigante e misteriosa fin dall'inizio: l'azione è ambientata nella Parigi
degli anni Trenta, Scorsese ci porta sulle tracce di un ragazzino che vive nei
meandri di una stazione ferroviaria, intento a tenere in efficienza i
molteplici orologi disseminati qua e là, oltre che a rubacchiare per
sopravvivere e per procurarsi i pezzi di ricambio per uno strano automa a forma
di scrivano, una sorta di complesso carillon architettato da un genio o forse
da un mago, chissà... Il ragazzino in questione si chiama Hugo Cabret, sogna di
diventare un illusionista e purtroppo è orfano: suo padre, impareggiabile
orologiaio, è morto in un incendio nel museo in cui lavorava, lasciandogli come
unica eredità l'automa che Hugo sta disperatamente cercando di riparare,
convinto che il padre abbia lasciato il suo ultimo messaggio all’interno dei
suoi ingranaggi. Il buon Hugo è stato adottato da uno zio alcolizzato
incaricato della manutenzione degli orologi della stazione, che un bel giorno è
scomparso abbandonandolo a se stesso. Pizzicato a rubare ad un chiosco di
giocattoli della stazione i pezzi di ricambio di cui ha bisogno, Hugo fa la
conoscenza di Isabelle, la figlia adottiva del gestore, che stranamente porta
al collo una chiave a forma di cuore che pare fatta apposta per attivare
l'automa del giovane protagonista: da quel momento Hugo si troverà così
coinvolto anima e corpo in una fantastica avventura sospesa tra illusione e
realtà. E in questo non c'è davvero niente di strano, se consideriamo che il
gestore del chiosco di giocattoli altri non è che il grande Georges Méliès, uno
dei padri fondatori del cinema insieme ai fratelli Lumière, nonché il cineasta
che inventò gli effetti speciali cinematografici. Dopo tante impeccabili
ricostruzioni d'epoca Martin Scorsese ha scelto di portare sul grande schermo
un romanzo per ragazzi dall'afflato dichiaratamente fantastico, per quanto
ambientato in un passato cronologicamente molto marcato: impegnato in
un'avventura filmica d'impronta tipicamente spielberghiana, il vecchio maestro
newyorchese ha fatto centro per l'ennesima volta in carriera. Hugo Cabret è un bellissima storia di
formazione e soprattutto un grande film sul cinema: "È come L'isola che
non c'è, L'isola del tesoro e Il mago di Oz messi insieme", per dirla con
una battuta di Isabelle. Lo si capisce fin dalla ripresa panoramica che ci fa
entrare direttamente dentro la storia per non uscirne fino ai titoli di coda. Assolutamente
da non perdere.
Hugo Cabret, regia di Martin Scorsese, con
Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Jude Law, Emily
Mortimer, Michael Pitt, Christopher Lee, Ray Winstone, Michael Stuhlbarg, Helen
McCrory; fantastico/avventura; U.S.A.; 2011; C.; dur. 2h e 7’