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lunedì 7 giugno 2021

HUGO CABRET

Era scontato che La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick dovesse diventare un film prima o poi, e questo per la sua intrinseca peculiarità di essere un libro in cui le parole illustrano le immagini, una via di mezzo tra una graphic novel e un romanzo per ragazzi, insomma. Martin Scorsese è riuscito nel non trascurabile compito di portare sul grande schermo, a colori e in 3D, un libro illustrato per metà a carboncino (dunque in bianco e nero) che sulla magia del cinema ha riposto le sue maggiori sorprese narrative. La storia è bella, intrigante e misteriosa fin dall'inizio: l'azione è ambientata nella Parigi degli anni Trenta, Scorsese ci porta sulle tracce di un ragazzino che vive nei meandri di una stazione ferroviaria, intento a tenere in efficienza i molteplici orologi disseminati qua e là, oltre che a rubacchiare per sopravvivere e per procurarsi i pezzi di ricambio per uno strano automa a forma di scrivano, una sorta di complesso carillon architettato da un genio o forse da un mago, chissà... Il ragazzino in questione si chiama Hugo Cabret, sogna di diventare un illusionista e purtroppo è orfano: suo padre, impareggiabile orologiaio, è morto in un incendio nel museo in cui lavorava, lasciandogli come unica eredità l'automa che Hugo sta disperatamente cercando di riparare, convinto che il padre abbia lasciato il suo ultimo messaggio all’interno dei suoi ingranaggi. Il buon Hugo è stato adottato da uno zio alcolizzato incaricato della manutenzione degli orologi della stazione, che un bel giorno è scomparso abbandonandolo a se stesso. Pizzicato a rubare ad un chiosco di giocattoli della stazione i pezzi di ricambio di cui ha bisogno, Hugo fa la conoscenza di Isabelle, la figlia adottiva del gestore, che stranamente porta al collo una chiave a forma di cuore che pare fatta apposta per attivare l'automa del giovane protagonista: da quel momento Hugo si troverà così coinvolto anima e corpo in una fantastica avventura sospesa tra illusione e realtà. E in questo non c'è davvero niente di strano, se consideriamo che il gestore del chiosco di giocattoli altri non è che il grande Georges Méliès, uno dei padri fondatori del cinema insieme ai fratelli Lumière, nonché il cineasta che inventò gli effetti speciali cinematografici. Dopo tante impeccabili ricostruzioni d'epoca Martin Scorsese ha scelto di portare sul grande schermo un romanzo per ragazzi dall'afflato dichiaratamente fantastico, per quanto ambientato in un passato cronologicamente molto marcato: impegnato in un'avventura filmica d'impronta tipicamente spielberghiana, il vecchio maestro newyorchese ha fatto centro per l'ennesima volta in carriera. Hugo Cabret è un bellissima storia di formazione e soprattutto un grande film sul cinema: "È come L'isola che non c'è, L'isola del tesoro e Il mago di Oz messi insieme", per dirla con una battuta di Isabelle. Lo si capisce fin dalla ripresa panoramica che ci fa entrare direttamente dentro la storia per non uscirne fino ai titoli di coda. Assolutamente da non perdere.

Hugo Cabret, regia di Martin Scorsese, con Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Jude Law, Emily Mortimer, Michael Pitt, Christopher Lee, Ray Winstone, Michael Stuhlbarg, Helen McCrory; fantastico/avventura; U.S.A.; 2011; C.; dur. 2h e 7’

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