Pochi
film come Stand by me hanno
catturato lo spirito di un’epoca e, soprattutto, di un periodo della vita
spesso inafferrabile come la prima adolescenza. D’altra parte non è poi così
strano, considerando la qualità assoluta della storia da cui il film di Rob
Reiner è tratto, che è il racconto Il
corpo, tratto dalla raccolta Stagioni
diverse di Stephen King. Stand by me prende
avvio a Castle Rock con un lungo flashback
che costituisce appunto il ricordo giovanile al centro del film, che gli
spettatori scopriranno attraverso la voce narrante del protagonista, Gordie
Lachance, che torna con la memoria all’estate del 1959 per raccontarci
un’avventura vissuta con i suoi tre inseparabili amici di allora: Chris
Chambers, Teddy Duchamp e Vern Tessio. È proprio quest’ultimo ad innescare la
vicenda mentre ascolta in incognito il fratello maggiore discutere con un amico
di come i due abbiano scoperto il cadavere di un ragazzo in un bosco lungo la
ferrovia a qualche chilometro da Castle Rock, ma poi non abbiano denunciato il
ritrovamento alla polizia temendo di essere indagati per un precedente furto d’auto.
Vern spiffera la scoperta ai suoi tre amici, che decidono di fare un’escursione
a piedi lungo la ferrovia per ritrovare il cadavere, in cui pensano di aver
individuato Ray Brewer, scomparso da qualche giorno, e diventare così degli
eroi. È l’inizio di uno di quei viaggi che cambiano la vita dei viaggiatori
segnando uno spartiacque esistenziale tra prima e dopo: i quattro ragazzini vivono
avventure in serie, si raccontano storie, passano indenni per potenziali
pericoli e infine, quando raggiungono il loro obiettivo, devono pure
contenderlo fieramente a un gruppo di giovani canaglie che vogliono metterci le
mani sopra per primi a tutti i costi. Dopo aver conquistato il privilegio di
“rivendicare” la macabra scoperta, i quattro realizzano che una telefonata
anonima è il modo migliore per denunciare il ritrovamento. Quando
ritornano a Castle Rock di primo mattino, i giovani protagonisti sono cambiati
e trovano la loro cittadina più piccola di come la ricordavano: sono ormai
pronti per affrontare il ginnasio e quello che la vita ha in serbo per loro. Il
tutto accompagnato da una colonna sonora d’annata contrappuntata dal Leitmotiv della malinconica Stand by me di Ben E. King. Oltre che un
film di formazione di grande presa emotiva Stand
by me è una commedia drammatica che tratteggia con maestria gli incastri
esistenziali dei giovani protagonisti, che hanno dei background particolari e problematici, come Chris Chambers, già
“etichettato” a vita in città per la pessima fama della sua famiglia, e
soprattutto Gordie Lachance, che ha un grande talento di narratore ma che ha
vissuto il lutto del fratello maggiore, giovane speranza sportiva di Castle
Rock, alla cui morte i genitori non riescono a rassegnarsi. Tra un’avventura e
l’altra si passa da situazioni adrenaliniche alle leggende locali, dalle
passioni giovanili ai sogni per la vita che verrà. E c’è anche una realistica
descrizione del linguaggio adolescenziale dei tardi anni Cinquanta, che spesso
sconfina in un gergo a tratti irresistibile. Una gemma degli anni Ottanta assolutamente
da vedere.
Stand by me - Ricordo di un'estate
(Stand by me), regia di Rob Reiner, con
Will Wheaton, River Phoenix, Corey Feldman, Jerry O'Connell, Kiefer
Sutherland, John Cusack; drammatico; U.S.A.; 1986; C.; dur. 1h e 28’