In
principio era Wonder, un toccante
libro di narrativa per ragazzi della scrittrice esordiente R.J. Palacio uscito
nel 2012 e ben presto divenuto un sorprendente caso letterario in tutto il
mondo. Ha deciso di farne un film il regista Stephen Chbosky, già autore del
fortunato Noi siamo infinito (tratto
dal suo stesso romanzo epistolare Ragazzo
da parete), che ha avuto a disposizione un cast di livello che assortisce
nomi di primo piano come Julia Roberts e Owen Wilson: il risultato non è il
classico blockbuster hollywoodiano
capace di scalare le classifiche ma una commedia drammatica di grande cuore
dove tutto finisce per andare per il verso giusto e nulla risulta scontato,
neanche l’happy ending, semplicemente
perché la storia in sé è molto bella e capace di scavare davvero al fondo nel
caleidoscopio dei sentimenti umani. Tutto prende avvio a New York, ai giorni
nostri: un ragazzino di dieci anni che si chiama August Pullman, Auggie per gli
amici, è atteso da una vera e propria montagna da scalare. A settembre entrerà
per la prima volta in una scuola media dopo aver ricevuto un’istruzione
domiciliare fino a quel momento. La ragione è la grave malformazione
cranico-facciale con cui Auggie è nato e che fin dalla culla lo ha costretto a
passare per un calvario di ventisette dolorosi interventi chirurgici che gli
hanno consentito di crescere e assumere un aspetto vagamente “normale”. A dieci
anni i genitori di Auggie lo hanno però ritenuto in grado di frequentare una
scuola vera e propria: hanno optato per la Beecher Prep School e il preside
Tushman prima dell’inizio dell’anno scolastico ha chiesto a tre studenti (Jack,
Julian e Charlotte) di far visitare l’istituto al nuovo iscritto. In classe per
Auggie le cose vanno subito alla grande perché il ragazzino è curioso e dotato
di ottime qualità, ma la socializzazione non va altrettanto bene. Di fatto Jack
è l’unico amico di Auggie, mentre Julian ben presto si rivela un bullo che ha
trovato in lui il bersaglio ideale: la grande umanità e simpatia di Auggie però
è destinata ad emergere sulla distanza contagiando in positivo le persone
intorno a lui ed innescando un… meraviglioso cambiamento. La storia al centro
di Wonder in effetti si conferma
bellissima anche sul grande schermo e replica con efficacia anche la
molteplicità di punti di vista che caratterizza la fonte letteraria: il mondo
potenzialmente ostile a livello sociale dalla prospettiva di Auggie, che fin da
bambino è abituato a causare reazioni contrastanti a causa del suo aspetto, la
sorella di Auggie, Via, che è abituata a veder passare la sua vita in secondo
piano rispetto alla costante attenzione che ammanta il suo adorato fratellino,
la migliore amica di Via, Miranda, che ha una famiglia separata e spaccia la
vita dell’amica per sua per sentirsi accettata dagli altri. L’happy ending arriva implacabile a
chiudere una vicenda di quelle che non si dimenticano facilmente. Assolutamente
da vedere.
Wonder, regia di Stephen Chbosky, con
Jacob Tremblay, Julia Roberts, Owen Wilson, Izabela Vidovic, Noah Jupe, Bryce
Gheisar, Danielle Rose Russell, Daveed Diggs; drammatico; U.S.A.; 2017; C.;
dur. 1h e 53’
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