L’ultima fatica di Stephen Daldry dietro la macchina da presa nasce dall’omonimo
romanzo per ragazzi di Andy Mulligan, un libro felicemente sospeso tra un
dinamico plot d’azione e un’inchiesta
giornalistica. Nella traslazione sul grande schermo cambia l’ambientazione, che
dallo slum di Behala, nei sobborghi
di Calcutta, in India, passa alle favelas
di Rio de Janeiro. Per il resto la storia è sostanzialmente fedele alla
fonte letteraria, compresa l’avvincente formula di raccontare la vicenda, oltre
che linearmente, anche attraverso le prospettive diversificate dei tre minori protagonisti,
che sono tra l’altro attori non professionisti scelti appunto dopo un accurato casting tra i ragazzini delle favelas. Insomma, Trash procede alternandosi tra la storia principale, narrata in
modo rettilineo, e continui flashbacks
che la complicano e alimentano la suspense
per il mistero in sottofondo. Tutto inizia nella grande discarica dove i
quattordicenni Raphael e Gardo, due ragazzini che sopravvivono in una
miserabile periferia di Rio de Janeiro, passano le giornate smistando la
spazzatura alla ricerca di materiali da rivendere per guadagnare qualche soldo:
al primo però capita di trovare tra i rifiuti un borsello contenente denaro, un
documento di tale Josè Angelo, una sorta di mappa e una chiave misteriosa. Istantaneamente
entra in azione la polizia con grande dispiegamento di mezzi, e i due ragazzini
decidono di rivolgersi all’amico Ratto, che vive nel maleodorante sistema
fognario locale: con l’aiuto di Padre Juilliard e della sua assistente Olivia,
i tre ragazzini s’improvviseranno investigatori riuscendo a risolvere un enigma
molto intricato che potrebbe costare la carriera a un potente politico
corrotto. Ne viene fuori una gran bella
storia di denuncia che Daldry, già talentuoso autore di Billy Elliot, ci racconta a ritmo adrenalinico e senza risparmiarci le scene di brutalità che la polizia corrotta infligge ai nostri piccoli eroi, che
rubano la scena agli attori hollywoodiani nel cast di contorno. Le scene d’azione
sono contrappuntate da una godibile collana sonora di marca hip hop con connotazioni etniche. Ovviamente incombe l’immancabile happy ending col sogno di una vita
diversa e meno ingiusta, che d’altra parte rispetta la fonte letteraria ed
appare il giusto premio all’industriosità di ragazzini che cercano di andare
oltre i limiti che il caso ha loro assegnato: infatti sono poverissimi, privi
di cultura e perfino disconnessi, ma riusciranno ad aggirare questi limiti
comuni a tutti i ragazzini di ogni baraccopoli del mondo semplicemente per fare
la cosa giusta e punire i cattivi di turno. Trash ha vinto il premio del pubblico all'edizione 2014 del Festival del Cinema di Roma. Assolutamente da vedere.
Trash, regia di Stephen Daldry, con Rickson Tevez, Eduardo Luis, Gabriel Weinstein, Wagner Moura, Martin Sheen, Rooney Mara, Selton Mello; drammatico; Regno Unito/Brasile/Germania; 2014; C.; dur. 1h e 54’

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