Ry Cooder, classe 1947, aveva compiuto il suo primo viaggio a Cuba nel 1996,
per conto dell’etichetta World Circuit, accompagnato dal figlio Joaquim,
percussionista. Grazie all'aiuto di Juan de Marcos, già compagno
di viaggio di Fidel Castro, riuscì a rintracciare e riunire i vecchi musicisti che
negli anni Cinquanta animarono le serate del Buena Vista Social Club, un tempio della musica
popolare cubana, il son. Dal progetto nacque uno splendido album
collettivo, registrato nel 1997 nel mitico studio Egrem all'Avana, un
sorprendente successo mondiale premiato con un Grammy nel settore "Tropical
Latin". Cooder è poi tornato a Cuba nel marzo del 1998 in
occasione dell'incisione del primo disco solista di Ibrahim Ferrer: ad
accompagnare l'esploratore di musiche popolari dalla West Coast c'era anche Wim
Wenders, suo amico dai tempi della colonna sonora di Paris, Texas, con una scarna troupe al seguito e senza un'idea precisa di che tipo di film avrebbe dovuto
girare. Il regista tedesco ha poi seguito il gruppo di all stars cubane durante
due applaudite performances ad Amsterdam e quindi nello struggente concerto finale - anche per gli
evidenti limiti di età dei vecchi musicanti - alla Carnegie Hall di New York, il primo luglio del 1998. Wenders ha scelto la via del documentario minimalista, con
l'obiettivo che segue i ricordi di ognuno dei musicisti e, al contempo,
l'ambiente circostante, ovvero le tante contraddizioni e gli squarci suggestivi
offerti da Cuba, che Wenders visitava per la prima volta, e dunque che stava
scoprendo a riprese in corso. Diretta conseguenza è che questo suo Buena Vista
Social Club cattura allo stesso tempo un buon numero di aneddoti assai umani raccontati
da artisti
caduti nel dimenticatoio (e poi riemersi grazie all'ostinazione di Ry Cooder), miscelandoli con l'irripetibile atmosfera tropicale da embargo protratto
che circola per le strade e tra la gente di Cuba: vecchie automobili fatiscenti
per le strade, edifici affascinanti e decadenti, gente che parla per il barrio e che pare felice, così, per il
semplice fatto di vivere. Si parte da Juan de Marcos che mostra alla troupe foto del primo periodo
rivoluzionario, con la gustosa chicca della diapositiva che ritrae Fidel Castro e Che Guevara che giocano a golf:
per la cronaca vinse Fidel, forse perché il Che lo fece vincere. Poi conosciamo
da vicino tutti i protagonisti del Buena Vista Social Club: dall'arzillo
ultranovantenne Francisco Repilado meglio noto come Compay Segundo, che ci
racconta di aver iniziato ad accendere sigari alla nonna alla verde età di
cinque anni (e quindi di fumare da ben ottantacinque), per poi svelarci di
avere cinque figli e di star pensando al sesto, e quindi che le tre cose
importanti della vita sono il romanticismo, i fiori e le donne. Poi c'è
l'ottantenne pianista Rubén González, che ricorda i tempi del suo incontro con
lo strumento e la scelta di seguire la musica tradizionale. E Ibrahim
Ferrer, che Cooder descrive come uno che va in giro per l'Avana come un Nat
King Cole cubano, con un bastone portafortuna donatogli dalla vecchia madre che
ha sortito magici effetti sessant'anni dopo. Ed il virtuoso del tres Eliades Ochoa,
la cantante Omara Portuondo e tanti altri, ognuno con la sua storia nel
cassetto da ricordare. Nel mezzo le splendide musiche dell'album, interpretate
negli studi di registrazione, per le strade, nelle case, in bar in riva al
mare, sempre alternate con le parole degli artisti e con le tre splendide
esibizioni live. Nell'ultima tappa, a New York, Buena Vista
Social Club spiazza con il sorprendente incontro dei superabuelos, i supernonni
del son cubano, con l'immaginario capitalistico della Grande Mela. Uno dei migliori film di Wenders, dalla prima
all'ultima sequenza: oltre ad imprimere su pellicola Cuba e la sua
musica, gli è riuscito di rendere l'emozionante parabola di
un manipolo di vecchi artisti dimenticati, casualmente ritrovati ed assurti ad
eroi del son.
Buena Vista Social Club, regia di Wim Wenders, con Ry Cooder, Compay Segundo, Ibrahim Ferrer, Rubén González, Eliades Ochoa, Omara Portuondo, Joaquim Cooder; documentario/musicale; Germ./Usa/Fran./Cuba; 1999; C.; dur. 1h e 41'
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