
La
traslazione cinematografica che Mario Camerini realizzò dell’Odissea di Omero nel lontano 1954 è un
vero e proprio kolossal che all’epoca
si avvalse di un cast internazionale di grande richiamo con nomi del calibro di
Kirk Douglas (uno degli attori americani di maggior successo di sempre),
Anthony Quinn e Silvana Mangano. Si tratta di una rilettura semplificata del
secondo poema omerico, con un plot
che cerca di ricucire in modo essenziale le principali avventure vissute dal re
di Itaca nel suo complesso e decennale girovagare per le coste del Mediterraneo
nel tentativo di ritornare a casa dopo aver risolto la guerra di Troia con il
celebre stratagemma del cavallo di legno in cui si erano nascosti alcuni dei
più coraggiosi guerrieri greci. Il plot
prende avvio con il naufragio del protagonista sulle coste dell’isola dei
Feaci: Ulisse si risveglia senza memoria ed è accolto da Nausicaa, la bella
figlia del re Alcinoo, che ben presto si innamora di lui. Intanto ad Itaca la
sposa di Ulisse, Penelope, continua ad aspettare il ritorno del marito e cerca
di prender tempo riguardo alle pretese dei Proci, che si sono insediati nella
sua reggia, dove ormai spadroneggiano: in considerazione della prolungata
assenza di Ulisse, i Proci (e soprattutto Antinoo, re di Cefalonia) chiedono a
Penelope di scegliere tra loro uno sposo. In questi tristi frangenti, il
giovane Telemaco, il figlio di Ulisse, è impotente di fronte ai prepotenti
usurpatori che hanno occupato la sua casa. Nel frattempo nell’isola dei Feaci
il protagonista scopre di essere molto versato nella lotta e presto riaffiorano
alla sua mente i ricordi delle sue straordinarie avventure, compreso l’inizio
delle sue sventure, quando, durante una tremenda tempesta, ordina ai suoi
uomini di gettare a mare la statura di Nettuno offendendo la divinità. Quando
torna il sereno Ulisse e il suo equipaggio approdano in un’isola sconosciuta e
finiscono nella grotta del gigantesco Polifemo, un ciclope figlio di Nettuno
che alleva pecore e imprigiona i suoi ospiti inaspettati, iniziando a divorarli
brutalmente: Ulisse escogiterà un sagace piano per far ubriacare il ciclope e
quindi accecare il suo unico occhio servendosi di un palo rovente acuminato per
poi fuggire a bordo della nave evitando i massi scagliati alla cieca dal
gigante. Successivamente la nave di Ulisse deve superare le temibili sirene che
col loro canto melodioso fanno morire i naviganti impreparati: il re greco
protegge il suo equipaggio ponendo cera nelle orecchie dei marinai e facendosi
legare saldamente all’albero maestro per provare sulla propria pelle il canto
misterioso. In seguito Ulisse approda sull’isola della maga Circe, una dea che
lo seduce assumendo le sembianze della moglie Penelope e quindi trasforma in
porci i suoi compagni: incantato da Circe, Ulisse ozia per mesi finché i suoi
uomini riprendono il mare e muoiono tutti in una tempesta scagliata contro di
loro da Nettuno. Dopo questa tragedia, Ulisse è deciso a ripartire ma la maga
gli promette l’immortalità e, quindi l’eroe rifiuta, gli mostra le anime dei
suoi defunti compagni d’arme Agamennone, Aiace e Achille, che lo dissuadono da
andarsene, ma arriva inaspettata anche l’anima della madre Eraclea che esorta
il figlio a riunirsi con Penelope e Telemaco. Partito alla volta di Itaca,
Ulisse naufraga all’isola dei Feaci interrompendo la lunga sequenza di flashback e rivela la sua identità ad
Alcinoo, chiedendogli una nave per fare ritorno a casa. Approdato ad Itaca,
arriva alla reggia travestito da mendicante e riesce a parlare con la sposa, accertandosi
della sua fedeltà e suggerendole di proporre ai pressanti Proci una proibitiva
prova per conquistare la mano della regina: tendere il leggendario arco di
Ulisse in occasione dei giochi di Apollo. Poco dopo l’eroe sotto mentite
spoglie viene riconosciuto dal vecchio cane Argo e quindi dal figlio Telemaco
con cui si accorda per passare all’azione l’indomani, quando otterrà di
partecipare alla gara con l’arco e poi si vendicherà trucidando tutti i rivali.
Sembra impossibile ma la storia regge fino alla fine e riesce a passare in
rassegna tutte le epiche avventure narrate da Omero, che viene omaggiato anche
nei titoli di coda dopo l’immancabile happy
ending. Si tratta ovviamente di una pellicola degli anni Cinquanta e quindi
gli effetti speciali sono artigianali e realizzati puntando più che altro sulle
ombre e sul trucco, ma questo kolossal avventuroso
si fa apprezzare anche ai giorni nostri e presenta un’accattivante versione popolare
dell’Odissea omerica. All’uscita in
Italia l’Ulisse di Mario Camerini
ottenne il principale incasso della stagione cinematografica e figura all’ottavo
posto complessivo tra i film con maggiori spettatori nel nostro paese. Tutte le
scene in esterni furono girate nei luoghi del viaggio di Ulisse, tranne quelle
dell’approdo all’isola dei Feaci e alla terra di Polifemo, che Camerini girò in
provincia di Grosseto, rispettivamente a Porto Ercole e Talamone. Assolutamente
da scoprire o rivedere.
Ulisse, regia di Mario Camerini, con Kirk
Douglas, Silvana Mangano, Anthony Quinn, Rossana Podestà, Jacques Dumesnil,
Daniel Ivernel, Franco Interlenghi, Umberto Silvestri; Italia;
avventura/fantastico; 1954; C.; dur. 1h e 41’