giovedì 12 maggio 2022

AVATAR, UN KOLOSSAL FANTASCIENTIFICO E AMBIENTALISTA

Passarono ben undici anni tra la regia di Titanic, la pellicola detentrice del record d’incassi della storia del cinema, nonché premiata con ben undici Oscar nel 1998, e l'uscita nei cinema di Avatar, con cui il regista James Cameron ha letteralmente frantumato il suo precedente primato, che ha resistito fino all'uscita del marveliano Endgame. Nel 2009 Avatar esordì in sala come la produzione più costosa di tutti i tempi, un kolossal fantascientifico da oltre duecento milioni di budget, girato per mezzo di un’avveniristica tecnica digitale in 3D. L’incredibile ritardo accumulato nei tempi di lavorazione è stato causato proprio dal fatto che all’epoca della stesura del soggetto ancora non esisteva una tecnologia con cui il regista sarebbe riuscito a tradurre in immagini quello che aveva in mente, perché stando alle sue dichiarazioni in merito con Avatar l’autore di Terminator intendeva davvero puntare in alto: addirittura replicare l’estatica sensazione di meraviglia che la sua generazione aveva provato prima con 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick e poi successivamente con Guerre Stellari di George Lucas. La storia al centro di Avatar è ambientata nel XXII secolo e vede come protagonista il giovane Jake Sully, un marine che in battaglia ha perso l’uso delle gambe ma che non è affatto intenzionato a mettersi a riposo: non a caso è stato reclutato per viaggiare anni luce ai confini della galassia, nel pianeta Pandora, per partecipare al complesso progetto d’estrazione di un rarissimo minerale che potrebbe risolvere i problemi energetici dell’umanità. Nonostante sia costretto su una sedia a rotelle, Jake torna a camminare collegando la sua coscienza ad un avatar, un gigantesco corpo organico bluastro e dotato di fattezze faunesche, geneticamente sviluppato dall’unione del Dna umano con il Dna dei nativi del pianeta, i Na’vi, e dunque in grado di respirarne l’atmosfera tossica. Jake è stato appunto reclutato dopo la morte del fratello scienziato perché è il solo a potersi collegare con l’avatar del defunto. La missione del protagonista consisterebbe all’inizio nell'infiltrarsi nel gruppo scientifico su Pandora per riferirne segretamente gli sviluppi a quello militare, comandato da un sadico veterano di troppe guerre. Poi, in seguito ad un incidente imprevisto, a Jake in versione avatar capita addirittura di infiltrarsi nella tribù Na’vi, che costituisce l’ostacolo principale per l’estrazione del preziosissimo minerale. Inizialmente Jake subisce la feroce ostilità dei nativi, ma viene salvato da Neytiri, una guerriera bella e coraggiosa che lo introduce nella società dei Na’vi, che il protagonista impara a comprendere e rispettare, cominciando sempre più a sentirsi uno di loro. Si tratta dell’incontro/scontro tra culture agli antipodi: i Na’vi vivono nella più completa armonia con la natura, di cui riescono a comprendere le meraviglie nascoste, là dove gli umani hanno portato il mondo d’origine al collasso ambientale. A sorpresa tra Jake e Neytiri nasce una storia d’amore e, quando arriva il momento della battaglia, Jake si ritroverà in campo avverso a proteggere il mondo che ha imparato a chiamare casa. In Avatar la storia, quasi una versione fantascientifica di Pocahontas, interessa comunque fino ad un certo punto, contano molto di più le molte sequenze altamente spettacolari e le molteplici meraviglie digitali che ci catturano per la loro fantasia rappresentativa e per la loro forza cromatica. In tralice, ovviamente, è fortissima l'evocazione di tutti i colonizzatori della storia nei confronti dei popoli indigeni calpestati per depredarne le ricchezze naturali. Dal punto di vista cinematografico Cameron sembra davvero essere riuscito nella sua impresa: Pandora è un mondo alieno che ci stupisce una sequenza dopo l’altra con la sua flora lussureggiante e la sua fauna aliena e sorprendente. Nel ragguardevole cast spiccano Sam Worthington, già apprezzato in Terminator Salvation, e la solita Sigourney Weaver nel ruolo di una tosta scienziata che ricorda vagamente la sua Ripley di Alien. Un kolossal epico ed altamente spettacolare secondo copione, insomma, semplicemente imperdibile per gli appassionati di fantascienza.

Avatar, regia di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Laz Alonso, Sigourney Weaver, Michael Biehn, Wes Studi, Joel Moore, CCH Pounder; azione/fantascienza; U.S.A.; 2009; C.; dur. 166’



mercoledì 11 maggio 2022

ENDER'S GAME

Tratto dal romanzo Il gioco di Ender di Orson Scott Card, che ha aperto una fortunata saga fantascientifica, Ender's Game di Gavin Hood racconta una storia ambientata in un futuro prossimo e venturo in cui il pianeta Terra è stato invaso dalla razza aliena dei Formic. L'attacco ha causato milioni di vittime umane ma è stato fermato dal coraggioso colonnello Mazer Rackham, che ha fatto schiantare il proprio aereo contro l'astronave madre degli alieni, innescando una reazione a catena che ne ha causato la distruzione e contemporaneamente il blocco di tutte le altre navicelle degli invasori. Da quel momento l'umanità si prepara alla reazione dei Formic: in particolare i bambini dotati sono arruolati e addestrati nella Flotta Internazionale per costituire l'esercito futuro che dovrà fronteggiare nuovamente i nemici alieni. Circa mezzo secolo dopo la vittoria contro i Formic il colonnello Hyrum Graff viene colpito dalla grande abilità mostrata nelle simulazioni di combattimento spaziale dal cadetto Andrew Wiggin, detto "Ender". Il ragazzo, dopo essere stato sottoposto dal colonnello ad un test per mettere alla prova la sua capacità di reazione ai fallimenti, viene inserito nella Scuola di Guerra e trasferito in una stazione spaziale in orbita intorno al pianeta. Qui Ender viene assegnato ad una squadra ed inizia a partecipare a giochi di addestramento a gravità zero, mostrando un'abilità così spiccata da indurre il colonnello Graff ad assegnargli una squadra composta dai compagni di cui ha imparato a fidarsi maggiormente. Nel frattempo inizia a giocare a un gioco mentale con una strana ambientazione fantasy in cui un livello sembra apparentemente insuperabile, almeno finché Ender adotta una strategia estrema per superare il livello; tra l'altro, durante il gioco, incontra un Formic che lo conduce dentro un castello e poi si trasforma prima nella sorella e poi nel fratello di Ender. Nel centro di addestramento Ender si imbatte anche nel leggendario Mazer Rackham, che svela al ragazzo come ha distrutto anni prima l'astronave madre dei Formic e gli mostra il Disgregatore Molecolare DM 500, il distruttivo cannone messo a punto dall'umanità per distruggere il pianeta degli alieni. Nel test finale che attende la squadra di Ender il protagonista dovrà dirigere la flotta spaziale della Terra in una simulazione in cui il DM500 dovrà essere usato col mondo dei Formic come bersaglio: riuscirà a superare l'ultimo scoglio del suo addestramento (teoricamente) virtuale? Ma sarà davvero la cosa giusta riuscirci? Lo scopriremo soltanto in un finale caratterizzato dalle implicazioni morali insite in ogni guerra. Ender's Game racconta una bella storia di formazione e di fantascienza distopica, mostrandoci l'implicito errore sottinteso nell'educazione al conflitto virtuale, che porta il protagonista ad osare l'impossibile alzando il livello di rischio per superare le varie missioni, anche perché in un videogioco di guerra (per quanto difficile da accettare) la sconfitta equivale a un game over che consente comunque di riprovarci cambiando strategia. Nello stravolgente finale Ender scoprirà amaramente che la realtà è molto diversa dalla simulazione ma, incassata una lezione dura da mandare giù, cercherà di espiare le tragiche conseguenze delle proprie azioni in un happy ending dolceamaro ma intriso di speranza.

Ender's Game,  regia di Gavin Hood, con Asa Butterfield, Harrison Ford, Ben Kingsley, Abigail Breslin, Hailee Steinfeld, Viola Davis; fantascienza; U.S.A.; 2013; C.; dur. 1h e 54' 

domenica 20 marzo 2022

BUENA VISTA SOCIAL CLUB

Ry Cooder, classe 1947, aveva compiuto il suo primo viaggio a Cuba nel 1996, per conto dell’etichetta World Circuit, accompagnato dal figlio Joaquim, percussionista. Grazie all'aiuto di Juan de Marcos, già compagno di viaggio di Fidel Castro, riuscì a rintracciare e riunire i vecchi musicisti che negli anni Cinquanta animarono le serate del Buena Vista Social Club, un tempio della musica popolare cubana, il son. Dal progetto nacque uno splendido album collettivo, registrato nel 1997 nel mitico studio Egrem all'Avana, un sorprendente successo mondiale premiato con un Grammy nel settore "Tropical Latin". Cooder è poi tornato a Cuba nel marzo del 1998 in occasione dell'incisione del primo disco solista di Ibrahim Ferrer: ad accompagnare l'esploratore di musiche popolari dalla West Coast c'era anche Wim Wenders, suo amico dai tempi della colonna sonora di Paris, Texas, con una scarna troupe al seguito e senza un'idea precisa di che tipo di film avrebbe dovuto girare. Il regista tedesco ha poi seguito il gruppo di all stars cubane durante due applaudite performances ad Amsterdam e quindi nello struggente concerto finale - anche per gli evidenti limiti di età dei vecchi musicanti - alla Carnegie Hall di New York, il primo luglio del 1998. Wenders ha scelto la via del documentario minimalista, con l'obiettivo che segue i ricordi di ognuno dei musicisti e, al contempo, l'ambiente circostante, ovvero le tante contraddizioni e gli squarci suggestivi offerti da Cuba, che Wenders visitava per la prima volta, e dunque che stava scoprendo a riprese in corso. Diretta conseguenza è che questo suo Buena Vista Social Club cattura allo stesso tempo un buon numero di aneddoti assai umani raccontati da artisti caduti nel dimenticatoio (e poi riemersi grazie all'ostinazione di Ry Cooder), miscelandoli con l'irripetibile atmosfera tropicale da embargo protratto che circola per le strade e tra la gente di Cuba: vecchie automobili fatiscenti per le strade, edifici affascinanti e decadenti, gente che parla per il barrio e che pare felice, così, per il semplice fatto di vivere. Si parte da Juan de Marcos che mostra alla troupe foto del primo periodo rivoluzionario, con la gustosa chicca della diapositiva che ritrae Fidel Castro e Che Guevara che giocano a golf: per la cronaca vinse Fidel, forse perché il Che lo fece vincere. Poi conosciamo da vicino tutti i protagonisti del Buena Vista Social Club: dall'arzillo ultranovantenne Francisco Repilado meglio noto come Compay Segundo, che ci racconta di aver iniziato ad accendere sigari alla nonna alla verde età di cinque anni (e quindi di fumare da ben ottantacinque), per poi svelarci di avere cinque figli e di star pensando al sesto, e quindi che le tre cose importanti della vita sono il romanticismo, i fiori e le donne. Poi c'è l'ottantenne pianista Rubén González, che ricorda i tempi del suo incontro con lo strumento e la scelta di seguire la musica tradizionale. E Ibrahim Ferrer, che Cooder descrive come uno che va in giro per l'Avana come un Nat King Cole cubano, con un bastone portafortuna donatogli dalla vecchia madre che ha sortito magici effetti sessant'anni dopo. Ed il virtuoso del tres Eliades Ochoa, la cantante Omara Portuondo e tanti altri, ognuno con la sua storia nel cassetto da ricordare. Nel mezzo le splendide musiche dell'album, interpretate negli studi di registrazione, per le strade, nelle case, in bar in riva al mare, sempre alternate con le parole degli artisti e con le tre splendide esibizioni live. Nell'ultima tappa, a New York, Buena Vista Social Club spiazza con il sorprendente incontro dei superabuelos, i supernonni del son cubano, con l'immaginario capitalistico della Grande Mela. Uno dei migliori film di Wenders, dalla prima all'ultima sequenza: oltre ad imprimere su pellicola Cuba e la sua musica, gli è riuscito di rendere l'emozionante parabola di un manipolo di vecchi artisti dimenticati, casualmente ritrovati ed assurti ad eroi del son.

Buena Vista Social Club, regia di Wim Wenders, con Ry Cooder, Compay Segundo, Ibrahim Ferrer, Rubén González, Eliades Ochoa, Omara Portuondo, Joaquim Cooder; documentario/musicale; Germ./Usa/Fran./Cuba; 1999; C.; dur. 1h e 41' 

giovedì 10 febbraio 2022

VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA

La storia al centro del Viaggio al centro della Terra di Eric Brevig è liberamente ispirata alla trama dell’omonimo romanzo di Jules Verne, che era ambientato nel XIX secolo, mentre le vicende narrate nella pellicola del 2008 sono ambientate ai giorni nostri. Tutto prende avvio a Boston con l’incontro del vulcanologo Trevor Anderson con il nipote Sean, figlio del fratello Max, anch’egli vulcanologo e scomparso misteriosamente dieci anni prima nel corso di una spedizione scientifica in Islanda. Zio e nipote dovrebbero trascorrere un periodo insieme e all’inizio sembrerebbero non aver nulla in comune, casualmente, però, rovistando in una scatola appartenente al defunto fratello e padre, i due ritrovano la copia (accuratamente annotata) di Max di Viaggio al centro della Terra, il celebre romanzo di Jules Verne che  era appunto il suo libro preferito. Il protagonista, incuriosito dalle note del fratello, si accorge che un sensore di attività sismica sistemato sul vulcano islandese Sneffels, disattivo da anni, ha ricominciato improvvisamente a funzionare, così decide di partire alla volta dell’Islanda per controllare, portandosi dietro il nipote: in Islanda i due s’imbattono in Hannah, una giovane guida che accetta di portarli sullo Sneffels in cerca della sonda. Arrivati alla meta, Trevor trova la sonda che, in seguito ad un improvviso temporale, comincia ad attirare fulmini che provocano un crollo di rocce che bloccano i tre in una grotta. Cercando un’uscita alternativa, i tre si calano nelle cavità del vulcano finendo in una vecchia miniera abbandonata: la attraverseranno in modo assai avventuroso per mezzo di carrelli che scorrono su rotaie assai accidentate. Finiranno su un’esile lastra di muscovite che li farà precipitare in un cunicolo che sembra non finire mai e li conduce a un lago sotterraneo che sembra la via d’accesso al centro della Terra, come descritto con sorprendente ed incredibile precisione da Jules Verne nel suo libro due secoli prima. Giunti infine al centro della Terra, i tre trovano i resti di Max Anderson e scoprono che la temperatura si sta innalzando rapidamente e minaccia di raggiungere la soglia oltre la quale un uomo non può sopravvivere. Cercheranno dunque di superare quell’oceano sotterraneo che hanno davanti a bordo di una zattera: sarà un viaggio molto rischioso a causa dei feroci pesci che infestano queste acque, da cui saranno fortunatamente salvati da dei dinosauri marini. La tempesta strappa però il giovane Sean dallo zio e da Hannah, che approdano in una spiaggia: i due, dopo aver superato l’ostacolo di feroci piante carnivore, ritrovano il ragazzo che sta cercando di fuggire da un gigantesco dinosauro che Trevor riuscirà a far precipitare in un abisso. Per salvarsi da un calore letale i nostri eroi tenteranno quindi di risalire in superficie sfruttando la corrente ascensionale di un geyser e un enorme teschio fossile come “chiglia”. L’happy ending replica in modalità variate il sorprendente finale del romanzo di Verne e all'orizzonte si profila un futuro sequel alla scoperta del mistero di Atlantide. Viaggio al centro della Terra fu girato in live action, con attori in carne e ossa che recitano in ambientazioni completamente realizzate in grafica computerizzata, e uscì nei cinema anche in versione 3D, con speciali effetti tridimensionali percepibili tramite appositi visori forniti al pubblico. Si tratta di un classico blockbuster avventuroso per famiglie e riscosse notevoli incassi al botteghino. La trama propone una rivisitazione originale del romanzo di Jules Verne: tutta la vicenda prende infatti spunto dalla passione che alcuni fanatici “verniani” hanno nei confronti dei romanzi del grande scrittore francese, come nel caso dello scomparso fratello del protagonista, morto in circostanze misteriose proprio mentre stava cercando di ritrovare la via al centro della Terra descritta nel celebre romanzo. Il film di Eric Brevig riesce a rendere questa passione sommersa e funziona anche grazie al personaggio di Sean, che cerca di scoprire la verità sul genitore scomparso in un viaggio davvero iniziatico. Assolutamente da provare: pur essendo un film senza troppe pretese autoriali, Viaggio al centro della Terra cattura l’attenzione ed a tratti è davvero molto divertente.

Viaggio al centro della Terra - Journey to the Center of the Earth, regia di Eric Brevig, con Brendan Fraser, Josh Hutcherson, Anita Briem, Seth Meyers, Jane Wheeler; azione/fantastico; U.S.A.; 2008; C.; dur. 1h e 32'

domenica 12 dicembre 2021

STAND BY ME - RICORDO DI UN'ESTATE

Pochi film come Stand by me hanno catturato lo spirito di un’epoca e, soprattutto, di un periodo della vita spesso inafferrabile come la prima adolescenza. D’altra parte non è poi così strano, considerando la qualità assoluta della storia da cui il film di Rob Reiner è tratto, che è il racconto Il corpo, tratto dalla raccolta Stagioni diverse di Stephen King. Stand by me prende avvio a Castle Rock con un lungo flashback che costituisce appunto il ricordo giovanile al centro del film, che gli spettatori scopriranno attraverso la voce narrante del protagonista, Gordie Lachance, che torna con la memoria all’estate del 1959 per raccontarci un’avventura vissuta con i suoi tre inseparabili amici di allora: Chris Chambers, Teddy Duchamp e Vern Tessio. È proprio quest’ultimo ad innescare la vicenda mentre ascolta in incognito il fratello maggiore discutere con un amico di come i due abbiano scoperto il cadavere di un ragazzo in un bosco lungo la ferrovia a qualche chilometro da Castle Rock, ma poi non abbiano denunciato il ritrovamento alla polizia temendo di essere indagati per un precedente furto d’auto. Vern spiffera la scoperta ai suoi tre amici, che decidono di fare un’escursione a piedi lungo la ferrovia per ritrovare il cadavere, in cui pensano di aver individuato Ray Brewer, scomparso da qualche giorno, e diventare così degli eroi. È l’inizio di uno di quei viaggi che cambiano la vita dei viaggiatori segnando uno spartiacque esistenziale tra prima e dopo: i quattro ragazzini vivono avventure in serie, si raccontano storie, passano indenni per potenziali pericoli e infine, quando raggiungono il loro obiettivo, devono pure contenderlo fieramente a un gruppo di giovani canaglie che vogliono metterci le mani sopra per primi a tutti i costi. Dopo aver conquistato il privilegio di “rivendicare” la macabra scoperta, i quattro realizzano che una telefonata anonima è il modo migliore per denunciare il ritrovamento. Quando ritornano a Castle Rock di primo mattino, i giovani protagonisti sono cambiati e trovano la loro cittadina più piccola di come la ricordavano: sono ormai pronti per affrontare il ginnasio e quello che la vita ha in serbo per loro. Il tutto accompagnato da una colonna sonora d’annata contrappuntata dal Leitmotiv della malinconica Stand by me di Ben E. King. Oltre che un film di formazione di grande presa emotiva Stand by me è una commedia drammatica che tratteggia con maestria gli incastri esistenziali dei giovani protagonisti, che hanno dei background particolari e problematici, come Chris Chambers, già “etichettato” a vita in città per la pessima fama della sua famiglia, e soprattutto Gordie Lachance, che ha un grande talento di narratore ma che ha vissuto il lutto del fratello maggiore, giovane speranza sportiva di Castle Rock, alla cui morte i genitori non riescono a rassegnarsi. Tra un’avventura e l’altra si passa da situazioni adrenaliniche alle leggende locali, dalle passioni giovanili ai sogni per la vita che verrà. E c’è anche una realistica descrizione del linguaggio adolescenziale dei tardi anni Cinquanta, che spesso sconfina in un gergo a tratti irresistibile. Una gemma degli anni Ottanta assolutamente da vedere.

Stand by me - Ricordo di un'estate (Stand by me), regia di Rob Reiner, con  Will Wheaton, River Phoenix, Corey Feldman, Jerry O'Connell, Kiefer Sutherland, John Cusack; drammatico; U.S.A.; 1986; C.; dur. 1h e 28’


giovedì 4 novembre 2021

QUANTO BASTA

La storia al centro di Quanto basta, quarto film diretto dal regista grossetano Francesco Falaschi, prende avvio con la classica seconda possibilità offerta all’ex chef stellato Arturo Cavalieri, finito dietro le sbarre per la sua incapacità nel gestire la collera: gli viene infatti offerto di scontare la pena prestando servizio da docente di cucina in un centro per ragazzi autistici, incarico che accetta senza entusiasmo perché sostanzialmente costretto dalle circostanze. È qui che conosce Anna, l’avvenente psicologa che segue i giovani del gruppo, e Guido, un ragazzo con la sindrome di Asperger (e le conseguenti difficoltà relazionali) che sembra possedere uno straordinario talento per la cucina, essendo dotato di capacità olfattive e gustative “assolute” che gli consentono di individuare con incredibili precisione gli ingredienti di un piatto. Anche per la sua eccezionale dote ben presto l’allievo comincia a tormentare il maestro riguardo alla sua fissazione di precisare la formula “Quanto basta” che nelle ricette di solito serve a indicare la quantità di sale o spezie da aggiungere alle portate. Mentre i giorni passano stancamente, Guido viene convocato a un concorso per giovani cuochi (sulla falsa riga di “Masterchef”) e chiede ad Arturo di accompagnarlo come tutor: è così che il protagonista ritrova sulla sua strada l’ex socio Daniel, divenuto un arrogante chef televisivo che ha perso di vista gli insegnamenti del loro comune maestro Celso Conti, ormai in pensione. La fase finale del concorso costringerà sia Arturo che Guido a fare i conti con le rispettive fragilità. Riuscirà l’ex chef di successo a fare la cosa giusta aiutando l’allievo senza perdere forse l’ultima occasione di tornare in pista come cuoco di un ristorante di richiamo? E Guido sarà capace di cucinare dando retta all’istinto e magari superando le sue paure verso il prossimo? Quanto basta ci regala queste risposte in un delicato happy ending che potrebbe essere il sogno dei puri di cuore di tutte le categorie professionali del mondo. Questa delicata commedia drammatica di Francesco Falaschi racconta sostanzialmente del rapporto tra un maestro che si è un po’ perduto per strada e un allievo di talento con qualche problema relazionale di troppo, in mezzo c’è spazio per tratteggiare anche un conciso percorso di orientamento al lavoro, per abbozzare una storia sentimentale a sorpresa e per criticare la logica consumistica dei contest gastronomici alla “Masterchef” e dintorni. Anche grazie alla buona prova del cast (in cui spicca il giovane Luigi Fedele) ne vien fuori un piccolo film dove tutto magicamente gira per il verso giusto, capace di toccare con leggerezza tematiche difficili come la realizzazione (e il recupero) professionale, la diversità, l’amicizia interdisciplinare, il rapporto tra maestro e allievo.

Quanto basta, regia di Francesco Falaschi, con Vinicio Marchioni, Luigi Fedele, Valeria Solarino, Nicola Siri, Benedetta Porcaroli, Alessandro Haber; commedia, Italia/Brasile; 2018; C.; dur. 1h e 32’

lunedì 7 giugno 2021

LA RICERCA DELLA FELICITÀ

Pare che Gabriele Muccino, il più talentuoso dei giovani registi di casa nostra, si sia guadagnato la regia de La ricerca della felicità convincendo il produttore (e protagonista) Will Smith che solo un regista straniero sarebbe stato capace di raccontare il sogno americano da un punto di vista veramente obiettivo e con il taglio giusto. In effetti la prima osservazione che spontanea s’affaccia alla mente arrivati ai titoli di coda del primo film americano di Muccino è di aver visto una bella quanto sofferta storia di vita, un classico sogno a stelle e strisce in una confezione impeccabile e struggente, e inevitabilmente di marca europea. Ma veniamo senza esitazione alla trama, incentrata sulla vera storia di Chris Gardner, padre di famiglia che si affanna moltissimo per sbarcare il lunario, anche perché, nei controversi anni Ottanta, ha investito tutto su un macchinario medico praticamente impossibile da vendere ed ora è costretto a barcamenarsi da un ospedale di San Francisco all’altro sperando di piazzarne almeno due al mese: è quello che gli serve per sopravvivere, pagare l’affitto e tirare avanti con la sua famiglia. Le cose però si complicano quando la bella (e infelice) moglie lo abbandona per cercare fortuna a New York, e il povero Chris si ritrova ragazzo-padre del figlioletto di cinque anni: la sua unica speranza è di ottenere un posto da praticante in una prestigiosa società di consulenza finanziaria. Il posto di broker in effetti se lo aggiudica, purtroppo senza retribuzione, dato che dovrà partecipare a uno stage alla fine del quale soltanto uno di tutto il corso sarà assunto. Ma il protagonista decide di rischiare comunque il tutto per tutto, così in breve si ritrova sfrattato dal suo appartamento, costretto a cercare un riparo per la notte per sé e per il proprio bambino, tra ricoveri, stazioni degli autobus e bagni pubblici. Incredibile a dirsi, nonostante Chris debba fronteggiare un’avversità dietro l’altra, riesce comunque ad essere un buon genitore, sempre presente per parlare col figlio, impegnato con profonda ostinazione ad avverare il sogno di una vita migliore per la propria famiglia, a ricercare la felicità, in ossequio al titolo del film. E, dato che siamo in America, Chris ovviamente riuscirà a concretizzare il suo sogno americano. Una gran bella storia, ottimamente diretta da Gabriele Mucino e ben interpretata da un Will Smith praticamente irriconoscibile sotto il versante recitativo, del tutto privo della sua impenitente maschera da vincente sbruffone. Molto bravo anche il piccolo Jaden Smith, figlio di Smith sul grande schermo ed anche nella vita, al suo esordio assoluto sul grande schermo; ed è a lui che il doppio padre Will Smith regala l’insegnamento più incisivo: “Quelli che non sanno fare qualcosa, dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto”. Da segnalare anche la colonna sonora, curata da Andrea Guerra, unico collaboratore italiano fortemente voluto da Muccino e già autore della splendida soundtrack de La finestra di fronte. All’uscita americana La ricerca della felicità ha conquistato la cima del box office rendendo Gabriele Muccino il primo regista italiano della storia del cinema a riuscire in una simile impresa. Ma, a prescindere da simile exploit commerciale, si tratta di una storia struggente ed indimenticabile. Da non perdere.

La ricerca della felicità - The Pursuit of happyness, regia di Gabriele Muccino, con Will Smith, Thandie Newton, Jaden Smith, Chandler Bolt, Domenic Bove, Ian Baptiste, Aida Bernardino, Mia Bernardino, Richard Bischoff; drammatico; U.S.A.; 2006; C.; dur. 1h e 57’

SUPER SIZE ME

Ci sarà un motivo per spiegare perché il popolo americano sta diventando sempre più grasso? Due ragazze nel 2002 hanno citato McDonald's...