Striscia di Gaza, 2003:
il film d’esordio del regista italoamericano Loris Lai prende avvio nel pieno
della seconda intifada in un territorio in cui il 43% della popolazione ha meno
di quattordici anni e nessuno è al sicuro nella propria casa, dato che si
tratta di una zona talmente sovrappopolata che i bombardamenti finiscono sempre
per far vittime tra i civili. Il protagonista della storia ha undici anni e si
chiama Mahmud: vive con la madre Farah, che aiuta a vendere mazzi di timo, non
ha più il padre, uno dei tanti martiri della resistenza palestinese. Mahmud va
a scuola senza troppo entusiasmo, gioca a calcio in un campo scalcinato con gli
amici e con loro mima il conflitto tra Israeliani e Palestinesi, ma la sua vera
passione è il surf: appena gli è possibile, corre sulla spiaggia e cerca di
cavalcare le onde, dimenticando le miserie della vita di tutti i giorni. Un
giorno il ragazzino scopre che un coetaneo sembra amare il surf come lui, ma sembra
che l’altro non sia intenzionato a stringere amicizia con Mahmud perché ogni
volta se ne va di gran fretta per evitare il minimo contatto. Incuriosito,
Mahmud lo segue fino a casa, oltre i blocchi degli Israeliani, e scopre che si
tratta dell’unico figlio di una coppia ebrea che vive nei pressi della striscia
di Gaza. Infine Mahmud apprende che il ragazzino si chiama Alon: la diffidenza
naturale che separa i due si scioglie quando il cosiddetto “fantasma di Gaza”,
un trentenne campione di surf che si chiama Dan, accetta di impartire ad
entrambi delle lezioni per migliorare la loro tecnica. Anche Dan ha una storia
tormentata alle spalle: è approdato a Gaza in seguito alla morte della sorella,
che era venuta in questa terra sfortunata per aiutare i feriti come medico, ed
è praticamente diventato dipendente dagli antidolorifici in seguito a un brutto
infortunio. Paradossalmente, il mare davanti alla costa di una striscia di
terra tra le più tormentate del pianeta, diventerà un luogo di libertà e di
equilibrio per i tre: in un certo senso ci riescono anche per la filosofia
insita nello sport del surf, che consiste nel trovare un punto di incontro tra
qualcosa di solido e un liquido al fine di volare, e ovviamente mentre stai
volando non puoi che provare una impagabile sensazione di libertà anche se ti
trovi in una prigione a cielo aperto come la striscia di Gaza… Bellissima
storia, con un finale struggente e molti momenti che sono altrettanti pugni
nello stomaco per lo spettatore. La storia di formazione al centro del film,
ispirata al romanzo breve Sulle onde
della libertà di Nicoletta Bortolotti, racconta un’amicizia adolescenziale
sulla carta impossibile per le divisioni etniche che separano i due protagonisti,
Mahmud e Alon, ma resa possibile dal comune amore per il surf. Al tempo stesso
la storia cattura un incontro generazionale – favorito sempre dallo sport del
surf – tra i due ragazzi e l’ex campione finito nel baratro della dipendenza
per le conseguenze di un infortunio e di un dolore personale. I bambini di Gaza cattura poi con tutte
le idiosincrasie che emergono sullo sfondo di uno dei luoghi più pericolosi del
pianeta: l’odio etnico che si mischia perfino con il gioco, la vita quotidiana
che comunque continua in una delle città più invivibili a livello globale, la
passione sportiva come mezzo per ritrovare la libertà, l’amicizia tra pari che
sboccia nonostante tutto. La regia accompagna la narrazione alternandosi tra i
vari personaggi e gli squarci di filosofia del surf che scandiscono la storia:
il racconto visivo diventa più decisamente più nervoso nelle scene di maggior
impatto drammatico. La prova del cast, equamente distribuito tra attori
palestinesi e israeliani, nel complesso convince, soprattutto il giovanissimo
protagonista Marwan Hamdan, davvero intenso - peraltro sembra che sul set i due
bambini protagonisti fossero diventati amici inseparabili, a differenza delle
rispettive madri –. Un film bellissimo ed insostenibile, con un finale
struggente di quelli che non si dimenticano.
I bambini di Gaza – Sulle onde della libertà (How kids
roll), regia di Loris Lai, con Marwan Hamdan, Mikhael Fridel, Tom Rhys Harries,
Lyna Khoudri, Qassim Gdeh; drammatico; U.S.A.; 2024; C.; dur. 90’

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