Ci
sono i film sportivi e le leggende dello sport: Il più bel gioco della mia vita racconta la storia forse più
leggendaria legata al golf, una disciplina sportiva che sembra sia stata
inventata nel XIII secolo in Scozia, dove ancora oggi è considerata lo sport
nazionale, un gioco semplice che consiste nello spedire in buca una pallina
utilizzando una serie di mazze in campi erbosi sviluppati dal cosiddetto tee di partenza al green conclusivo. La vicenda ricostruita dal film di Bill Paxton è
una storia vera e andò in scena nella verde cornice degli U.S. Open di golf del
1913, che furono giocati nei campi del Country Club di Brookline, Massachusetts.
Si tratta di una vera e propria favola sportiva perché quell'edizione fu vinta
per la prima volta da un cosiddetto amateur
(ovvero un dilettante), il ventenne Francis Ouimet, che costrinse ai playoff i più grandi campioni dell'epoca
(i britannici Harry Vardon e Ted Ray), che riuscì sorprendentemente a battere,
diventando un mito all'inizio della sua carriera. La storia prende avvio da
lontano: l'umile famiglia di Francis Ouimet viveva infatti nei dintorni del
Country Club di Brookline (esattamente nelle vicinanze della buca 17) e il
ragazzo, fin da bambino, fu affascinato dal golf, che iniziò a conoscere
prestando servizio come caddie e per
cui dimostrò ben presto un notevole talento naturale. Dopo essersi segnalato a
livello agonistico in alcune competizioni giovanili, Francis Ouimet fallì
clamorosamente la qualificazione al primo torneo importante a cui era stato
invitato e abbandonò il golf, anche a causa dell'opposizione del padre, che lo
riteneva una perdita di tempo. In effetti l’ambiente del golf era molto esclusivo
e la bassa estrazione sociale del ragazzo avrebbe dovuto costituire un ostacolo
insuperabile, ma un socio lungimirante del Country Club che avrebbe ospitato
gli Open americani del 1913 spinse Francis a riprovarci: il giovane golfista
dilettante così affrontò le diciotto buche dell'impegnativo percorso in
compagnia di un caddie di soli dieci
anni, Eddie Lowery, e a sorpresa ebbe la meglio proprio sul campione che
l'aveva ispirato da bambino tanti anni prima, Harry Vardon, il grande campione di cui Francis ha letto il manuale sul golf, imparando perle come questa: "Ci sono due tipi di giocatori, quelli che sanno tenere a bada i nervi e vincono i campionati, e quelli che non sanno dominarsi". Il tutto ovviamente
si realizza in un lieto fine da sogno in cui perfino il padre riottoso del
protagonista cambierà idea applaudendo l'incredibile impresa compiuta dal
figlio, celebrata da una nazione intera. Il
più bel gioco della mia vita è una commedia biografica a sfondo sportivo
raccontata da Bill Paxton in modo disteso ed accattivante, traslata
dall'omonimo libro di Mark Frost (inedito in Italia). Si tratta di una classica
commedia sportiva per famiglie della Disney, ma in sottofondo vengono toccate
varie tematiche: le differenze sociali dalla prospettiva di uno sport
dichiaratamente classista, il sogno di una vita diversa fuori dai binari a cui
un ragazzo senza prospettive sembra condannato dalla nascita, la magia di uno
degli sport più armonicamente legati alla natura, il rapporto tra un dilettante
e la leggenda sportiva che ha acceso dentro di lui una scintilla
inestinguibile. Sul fronte registico Bill Paxton raggiunge l'apice del film
probabilmente rappresentando il coprotagonista che sembra isolarsi mentalmente
dal resto del mondo per concentrarsi sui colpi decisivi della partita. E si
tratta di una storia vera, quindi quando arriva il momento dell'immancabile happy ending lo spettatore può lasciarsi
andare con trasporto alle emozioni con la tranquillità che non si tratta del
tipico finale buonista di marca disneyana ma di una leggenda sportiva successa
per davvero.
Il più bel gioco della mia vita - The
Greatest Game Ever Played, regia di Bill Paxton, con Shia LaBeouf, Stephen
Dillane, Elias Koteas, James Paxton, Matthew Knight, Eugenio Esposito, Peter
Firth; biografico; U.S.A.; 2005; C.; dur. 120'

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