giovedì 29 febbraio 2024

MONSTERS & CO.: QUANDO IL SOGNO SI FA PIXAR

Ma esistono i mostri? Stando a Monsters & Co. di Pete Docter, parrebbe proprio di sì: i mostri si nascondono nell’oscurità, dietro porte ed armadi, pronti a manifestarsi all’improvviso per spaventare i bambini e raccoglierne le urla di terrore, una tipologia di energia rinnovabile, pulita e inquietante. I mostri made in Pixar vivono a Mostropoli, un mondo parallelo abitato da raccapriccianti creature di ogni forma e dimensione, molti dei quali che lavorano presso la Monsters & Co., una sorta di fabbrica dello spavento, una centrale energetica in cui le urla di paura infantili sono raccolte e convertite – previa trasformazione attraverso macchinari ipertecnologici – nell’energia elettrica indispensabile alla sopravvivenza del pianeta. Peraltro a Mostropoli corrono tempi duri, perché atterrire i bambini sta diventano un’impresa sempre più ardua: alla Monsters & Co. si confida sul ‘terrorizzatore’ del momento, ovvero James P. Sullivan, detto Sulley, un colosso di due metri e mezzo dotato di corna e coperto di peli verdi e blu. Sulley, aiutato dall’assistente Mike Wazowski, un simpatico monocolo verde, è all’apice della popolarità e deve solo guardarsi dal secondo maestro del terrore, il camaleontico Randall Boggs. Ma un imprevisto incombe sul protagonista: una notte Sulley si accorge infatti che una porta dimensionale della Monsters & Co. è rimasta aperta. Mentre indaga sulla cosa senza accorgersene Sulley lascia entrare a Mostropoli la piccola Boo, una bambina che, per niente intimorita dalle orribili fattezze delle creature che la circondano, entra subito in confidenza con i due mostri dal cuore d’oro, minacciando di combinarne delle belle. Sulley e Mike dovranno trovare un modo di rimandare Boo nel proprio mondo perché, strano a dirsi, i cittadini di Mostropoli hanno un’atavica paura dei bambini: li ritengono altamente tossici e sono convinti che un contatto diretto con loro avrebbe conseguenze letali. Monsters & Co. è basato sul rovesciamento delle assiomatiche certezze in materia orrorifica: anche i mostri hanno paura, ed il loro incubo sono proprio i bambini. Felicemente sospeso tra la verve della Disney e la fantasia onirica di Tim Burton, l’ennesimo capolavoro d’animazione della Pixar – dopo Toy Story (con relativi sequel) e A bug’s life – risulta esilarante, ricco d’ironia e dotato di citazioni filmiche in serie, ovvero i punti di forza del notevole Shrek: entrambe le pellicole sono state infatti candidate al primo Oscar nella nuova categoria cartoon (poi attribuito all’orco verde della Dreamworks). Tra una scena e l’altra il film offre anche uno spaccato non banale sulla percezione delle diversità, sull’importanza dell’energia (e del profitto) nel mondo contemporaneo e sul valore simbolico del sogno. Una fiaba d’animazione ad orologeria e ricca di immaginazione con un cast di personaggi davvero indimenticabili: assolutamente da non perdere.

Monsters & Co. - Monsters Inc., regia di Pete Docter; animazione; Usa; 2001; C.; dur. 1h e 31'

domenica 11 febbraio 2024

SCHOOL OF ROCK

Raramente un film riesce a coniugare la passione per la musica rock con l’ambientazione scolastica con la stessa efficacia di School of Rock di Richard Linklater, che è riuscito a colpire nel bersaglio soprattutto grazie all’istrionica interpretazione di Jack Black ed al fortunato casting che ha assemblato la classe degli alunni del protagonista. La storia è semplice quanto efficace: Dewey Finn è un chitarrista animato dal classico sogno di diventare una rockstar ma viene buttato fuori dal suo gruppo per il suo eccessivo protagonismo sul palco, così, trovandosi in bolletta, coglie al volo l’occasione di una supplenza proposta al suo coinquilino, Ned Schneebly, che ha abbandonato il rock per dedicarsi all’insegnamento. Spacciandosi per quest’ultimo, Dewey prende servizio alla Horace Green, una delle più prestigiose scuole elementari cittadine, con l’obiettivo di far passare il tempo in un’eterna ricreazione per arrivare allo stipendio. Un giorno, per caso, si accorge che molti ragazzi della sua classe sono talentuosi musicisti, anche se non molto ispirati dei brani di musica classica che devono eseguire, così decide di trasformare i propri studenti in una rock band per farli partecipare alla battaglia delle band (e magari a vincere la competizione). Il progetto contagia i ragazzi, a cui vengono assegnati i ruoli sul palco (ovvero i musicisti) e a supporto dello show (costumista, sicurezza, tecnico delle luci, manager e così via). Quando arriva il gran giorno dell’audizione, il variegato gruppo arriva in ritardo, ma Dewey riesce a convincere gli organizzatori ad ascoltare i suoi ragazzini spacciandoli come malati terminali. Alla fine, a causa dell’insopportabile fidanzata dell’amico Ned, l’inganno del protagonista viene denunciato e lui licenziato in tronco, ma saranno gli stessi ragazzi a fuggire da scuola trascinando l’ex docente sul palco per la battaglia delle band conquistando il pubblico e gli inferociti genitori che li stanno cercando. L’happy ending incombe sulla storia preparandone lo sviluppo in chiave rock con un doposcuola musicale. La sceneggiatura di Mike White (che interpreta nel cast il personaggio di Ned Schneebly) è semplice ma cattura subito l’attenzione e fila come un orologio svizzero contrappuntata da una colonna sonora all’insegna di numerosi classici di varie rock band: Doors, Clash, Deep Purple, Who, AC/DC, Black Sabbath, Ramones, T.Rex, David Bowie e, incredibilmente, anche Led Zeppelin (convinti a concedere l’uso di Immigrant Song grazie ad una ‘preghiera’ di Jack Black davanti a un pubblico adorante poi entrata negli extra del DVD del film). La commedia funziona anche grazie alla simpaticissima preside di Joan Cusack, divenuta ingessata per timore dei fastidiosi genitori con cui ha a che fare ma che nasconde dentro di sé un’accanita fan di Stevie Nicks. Dalla prospettiva degli alunni School of Rock è un divertente film sulla scuola, mentre rispetto al punto di vista del protagonista costituisce un film di formazione sulle seconde possibilità professionali che talvolta si verificano nella vita: nello specifico un musicista fallito si dimostra un appassionato insegnante di rock capace di contagiare i suoi studenti a trecentosessanta gradi. Assolutamente da vedere, soprattutto in attesa della canzone preparata dal gruppo di Dewey per la battaglia delle band, School of Rock, appunto, e della cover di It's a Long Way to the Top (If You Wanna Rock 'n' Roll) degli AC/DC che i ragazzi suonano sui titoli di coda.

School of Rock, regia di Richard Linklater, con Jack Black, Kevin Alexander Clark, Miranda Cosgrove, Rebecca Julia Brown, Joey Gaydos Jr.,Mike White, Joan Cusack; commedia/musicale; U.S.A.; 2003; C.; dur. 1h e 45’

domenica 4 febbraio 2024

SHREK: SE L'ORCO DIVENTA UN EROE DA FIABA

Shrek è un cartoon prodotto dalla Dreamworks e co-diretto da Andrew Adamson e Victoria Jenson. Questo film d'animazione (rigorosamente computerizzata) è l'adattamento dell'omonimo romanzo per ragazzi di William Steig e la relativa sceneggiatura è stata firmata dal quartetto composto da Ted Elliot, Terry Rossio, Roger Schulman e Joe Stillman. Protagonista della storia è appunto Shrek, un orco verde un po' scorbutico ma dal cuore d'oro e dall'indole generosa, naturalmente schivo e ormai rassegnato al fatto di essere sempre giudicato in base al suo aspetto poco rassicurante. Per tutti questi motivi Shrek vive solitario in una palude sperduta ma la sua quiete è interrotta dall’incontro con Ciuchino, un mulo parlante che chiacchiera in continuazione e che segue l’orco fino a casa in quanto è scappato dalla padrona che l’ha venduto al truce Lord Farquaad, un losco signore che non sopporta le creature magiche e che le sta “comprando” per esiliarle dal suo feudo, Duloc. Shrek acconsente a dare temporaneamente ospitalità a Ciuchino ma la sera stessa la sua palude viene letteralmente invasa da una vera e propria miriade di personaggi del regno delle fiabe, in cerca di una nuova casa perché scacciati da Farquaad, che ha dimensioni assai ridotte e inversamente proporzionali al suo smisurato ego. Per risolvere la faccenda Shrek si fa condurre da Ciuchino fino a Duloc, la città di Farquaad, che gli scatena contro i cavalieri che ha richiamato per un torneo il cui vincitore dovrà partire per una pericolosissima missione per suo conto. Così, dopo averli abbattuti tutti con l'aiuto di Ciuchino, per salvare il mondo incantato cui lui stesso appartiene (e recuperare così la tranquillità infranta), il protagonista dovrà scendere a compromessi con Farquaad e sobbarcarsi il salvataggio della splendida principessa Fiona, tenuta prigioniera in un inespugnabile castello difeso da un terribile drago: il minuscolo signore vuole liberarla per sposarla e diventare un re. Nell'impresa Shrek sarà accompagnato dal simpatico Ciuchino e finirà fatalmente per innamorarsi della bella principessa, che forse ha un imbarazzante segreto da nascondere. Nella versione originale ai personaggi animati hanno prestato le proprie voci noti attori hollywoodiani del calibro di Mike Myers, Eddie Murphy, Cameron Diaz e John Lithgow. Nel film della Dreamworks compaiono numerose citazioni in chiave fiabesca, praticamente una in ogni sequenza del film, e soprattutto riguardo personaggi della concorrente Disney, spesso ritratti attraverso un'ottica irresistibilmente parodica: non a caso l'orco è costretto ad ospitare in casa sua in contemporanea una trentina di 'colleghi', tra i quali figurano Pinocchio, i tre porcellini, Peter Pan, Biancaneve ed i sette nani. Particolarmente notevole la sequenza che vede impegnata la principessa Fiona in un combattimento a base di arti marziali sulla falsa riga di Matrix delle sorelle Wachowski. Un cartoon nel complesso originale, divertente ed a tratti spettacolare: il film di Andrew Adamson e Victoria Jenson si profila come una caleidoscopica antologia fiabesca, ricca di colori, suoni e splendide immagini. Davvero straripante dal punto di vista narrativo, il film della Dreamworks rilegge il genere della fiaba con numerose idee originali: lo specchio magico che sembra un presentatore televisivo, una principessa dotata di un lato oscuro (a fronte di un orco di buon cuore), un drago che in realtà è una draghessa che si innamora di un mulo parlante, un happy ending che è il trionfo della diversità… Per le molteplici chiavi di lettura Shrek è riuscito a catturare l’attenzione di spettatori grandi e piccoli risultando il quarto film più visto del 2001 e si è aggiudicato il primo storico Oscar al miglior film d’animazione, categoria istituita dall’Academy Award proprio nel 2002. Dopo il successo di questo film la DreamWorks ne ha prodotto ben tre sequel e due spin-off dedicati al Gatto con gli Stivali, personaggio entrato nel cast di Shrek 2.

Shrek, regia di Andrew Adamson e Victoria Jenson; animazione; Usa; 2001; C.; dur. 1h e 30'

SUPER SIZE ME

Ci sarà un motivo per spiegare perché il popolo americano sta diventando sempre più grasso? Due ragazze nel 2002 hanno citato McDonald's...